Diritto

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CESSIONE DEL CREDITO

Cessione del credito, luogo di adempimento dell’obbligazione presso il nuovo creditore e foro competente ex art. 20 cpc (a cura dell’avv. Francesco Rettura).


Nel caso di cessione del credito, il luogo di adempimento dell’obbligazione presso il domicilio del nuovo creditore, il cessionario del credito, rileva per individuare il foro alternativo competente ex art. 20 c.p.c. e 1182 c.c. solo se  la cessione  del credito è avvenuta prima della scadenza dell’obbligazione. Dopo resta solo una facoltà in più di pagamento per il debitore ceduto.  Cassazione 2591/2006.

Sino a qualche tempo fa si poteva ritenere che, in caso di cessione del credito, il giudice competente a conoscere l’eventuale controversia potesse essere individuato in maniera pura e semplice anche presso il domicilio del nuovo creditore-cessionario del credito, ovvero presso il foro alternativo individuato ex art. 20 c.p.c. e 1182 c.p.c.  luogo di adempimento dell’obbligazione presso il domicilio del creditore, purchè però sussistessero alcune condizioni irrinunciabili quali l’assenza in contratto di accordi chiari di esclusione di tale foro, e purchè il debitore ceduto fosse adeguatamente informato della circostanza della cessione e della nuovo luogo di adempimento.

Poiché per effetto della cessione del credito (factoring) il cessionario subentra nella medesima posizione del cedente, è al domicilio di quest’ultimo che bisogna aver riguardo per l’individuazione del giudice competente territorialmente a conoscere della controversia relativa all’inadempimento del debitore ceduto. Trib. Milano, 09/04/1990


La disciplina dell’art. 1182 comma 3 c.c. in base alla quale l’obbligazione avente ad oggetto una somma di danaro deve adempiersi al domicilio che il creditore ha al tempo della scadenza, è applicabile anche alla ipotesi della cessione di credito, a patto che sussistano i due presupposti della conoscenza dello spostamento del luogo di pagamento e della mancanza di aggravio per il debitore.
Cass. civ., Sez. III, 29/03/1999, n.2966


Una precisazione giurisprudenziale,  una puntualizzazione che non sembra costituire un vero e proprio mutamento d’indirizzo, tuttavia assume una importanza assolutamente decisiva nel ridurre le possibilità di adIre il foro destinatae solutionis del cessionario del credito come sopra individuato.

La Cassazione infatti ha precisato che, poichè l’art. 1182 individua il luogo dell’adempimento dell’obbligazione avente ad oggetto una somma di denaro là dove il creditore ha il domicilio al tempo della scadenza, qualora la cessione del credito avvenga dopo la scadenza dell’obbligazione non sarà più possibile individuare come foro competente ex art. 20 c.p.c. e 1182 c.c. quello nuovo relativo al cessionario dell’obbligazione. Restando solo per il debitore debitamente avvertito la facoltà di liberarsi anche presso questo nuovo indirizzo.

Ai fini della competenza per territorio e del “forum destinatae solutionis” assume rilievo solo il luogo in cui avrebbe dovuto essere adempiuta l’obbligazione dedotta in giudizio, al momento della scadenza. Ne segue, pertanto, che la successiva indicazione unilaterale di un luogo diverso, ancorché consenta al debitore l’efficace pagamento nel luogo indicato, non incide sull’applicazione del criterio di collegamento previsto dall’articolo 20 del c.p.c.. Non solo perché essa attribuisce solo una facoltà e non un obbligo, per ciò steso inidonea a superare il principio dell’articolo 20 del c.p.c., ma anche perché il riferimento al momento della scadenza dell’obbligazione, contenuto all’articolo 1182 del c.c. valorizza un preciso dato temporale che non può essere prolungato per tutto il tempo in cui dura l’inadempimento.
Cass. civ., Sez. III, 14/02/2005, n.2891

Per il combinato disposto degli articoli 20 cod. proc. civ. e 1182 cod. civ., ai fini della determinazione della competenza per territorio, assume rilievo solo il luogo in cui avrebbe dovuto essere adempiuta l’obbligazione dedotta in giudizio al momento della scadenza, mentre il successivo mutamento di tale luogo per ragioni unilaterali del creditore non incide sul criterio di collegamento, soltanto consentendo al debitore di pagare efficacemente nel nuovo luogo qualora questo gli sia stato indicato dalla parte. Conseguentemente, qualora il creditore ceda il proprio credito pecuniario, tale cessione è idonea a produrre lo spostamento del luogo dove deve essere adempiuta l’obbligazione e cioè in favore del domicilio o della sede del cessionario, solo se la cessione, oltre ad essere comunicata al debitore, avvenga prima che il credito sia venuto a scadenza; in caso contrario la cessione del credito non opera alcuno spostamento del luogo di adempimento. (Regola competenza, Trib. Reggio Emilia, 22 Marzo 2004)
Cass. civ. (Ord.), Sez. I, 07/02/2006, n.2591

Estesa Cassazione Civile n. 2591/2006

Riferimenti Normativi
CC Art. 1182
CC Art. 1260
CC Art. 1264
CPC Art. 20
CPC Art. 42
CPC Art. 43
CPC Art. 47
CPC Art. 49
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE PRIMA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. SAGGIO Antonio - Presidente
Dott. ADAMO Mario - Consigliere
Dott. FELICETTI Francesco - Consigliere
Dott. MACIOCE Luigi - Consigliere
Dott. RAGONESI Vittorio - rel. Consigliere
ha pronunciato la seguente:
sul ricorso per regolamento di competenza proposto da:
……………- ricorrenti -
contro
……………..- resistente -
avverso la sentenza n. ………del Tribunale di REGGIO EMILIA, depositata il ……….;
udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio il 30/11/2005 dal Consigliere Dott. ………
lette le conclusioni del Sostituto Procuratore Generale ….., con le quali si chiede che la Corte di Cassazione, pronunciando in Camera di consiglio, rigetti il ricorso, con le conseguenze di legge.
Svolgimento del processo
Con sentenza del 22 ……… il tribunale di Reggio Emilia, con funzione di Giudice unico di primo grado, non definitivamente pronunciandola dichiarato la propria competenza nel giudizio insorto a seguito di opposizione a decreto ingiuntivo proposta da ……….. di …………….., in qualità di fideiussori, nei confronti della ……….., avente ad oggetto crediti, rivenienti da contratti bancari, ceduti dalla ……………….. e da quest’ultima posti a fondamento del decreto ingiuntivo opposto.
La …………… hanno proposto istanza di regolamento di competenza articolando il ricorso in cinque motivi.
…………..l. ha depositato memoria difensiva ex art. 47 c.p.c..
Entrambe le parti hanno depositato memorie.
Motivi della decisione
I ricorrenti deducono con il primo motivo che la competenza per le controversie insorte tra il correntista e l’azienda di credito era rimessa, ai sensi della clausola n. 20 del contratto stipulato originariamente tra gli odierni ricorrenti e la BANCA …………….(oggi ……… che ha poi ceduto il credito alla ARIOSTO s.r.l.), al foro “nella cui giurisdizione trovasi la dipendenza, sede centrale dell’azienda di credito presso la quale si è costituito il rapporto”, con la conseguenza che la competenza andrebbe radicata presso il tribunale di Trani: luogo della dipendenza bancaria presso la quale è sorto il rapporto, nonchè tribunale competente rispetto al luogo della sede centrale della Banca ……….
Con il secondo motivo lamentano il difetto di motivazione in ordine al presupposto della conoscenza dello spostamento del luogo di adempimento in conseguenza della cessione del credito. Con il terzo motivo deducono l’illogicità e contraddittorietà della motivazione in ordine alla ritenuta liquidità ed esigibilità del credito, pur in presenza di una contemporanea rimessione della causa in istruttoria ai fini dell’accertamento della validità dei contratti ed alla misura degli interessi.
Con il quarto motivo lamentano la violazione delle norme sulla competenza per le controversie relative ad obbligazioni pecuniarie in quanto, per effetto dell’intervenuta cessione del credito, si è avuto uno spostamento del domicilio del creditore che, non essendo mai stato comunicato al debitore e rendendo più gravoso l’adempimento, comporterebbe che la competenza deve essere determinata con riferimento al domicilio del debitore.
Con il quinto motivo assumono sussistere violazione di legge sulla interpretazione della clausola derogatoria della competenza e sul suo valore di esclusività.
Va in primo luogo esaminata preliminarmente l’eccezione di tardività del ricorso sollevata dalla ……..s.r.l..
L’eccezione è infondata.
In conformità a giurisprudenza consolidata di questa Corte deve ritenersi che, a seguito della pronunzia n. 477 del 2002 della Corte costituzionale, la notificazione a mezzo posta diviene tempestiva per il notificante al solo compimento delle formalità a lui direttamente imposte dalla legge, ossia con la consegna dell’atto da notificare all’ufficiale giudiziario (Cass., sez. lav., 03/09/2003, n. 12834).
Nel caso di specie, a fronte della comunicazione della sentenza avvenuta il 5.4.04, il ricorso è stato notificato a mezzo posta con invio in data 4.5.04 e quindi nei trenta giorni previsti dalla legge.
Venendo all’esame del ricorsola preliminarmente osservato che del tutto correttamente il tribunale ha ritenuto che la clausola n. 20 dei contratti posti a base della controversia contenente la determinazione del foro competente in via derogatoria non introducesse un foro esclusivo competente per tutte le insorgendo liti, restando invece affidata alla scelta delle parti la possibilità di far ricorso agli altri fori possibili previsti dal codice di procedura civile.
Questa Corte ha ripetutamente affermato che la semplice designazione in contratto di un foro territoriale, anche se coincidente con uno dei fori previsti dalla legge, non attribuisce ad esso carattere di esclusività, in difetto di una pattuizione espressa in tal senso (art. 29 c.p.c., comma 2) la quale, sebbene non debba rivestire una forma sacramentale, non può essere desunta in via di argomentazione logica da elementi presuntivi, ma deve discendere da una inequivoca manifestazione della volontà concorde di sottrarre la competenza agli altri fori previsti dalla legge (Cass. 12978/04; Cass. 73/00;
Cass. 8239/98; Cass. 4907/98), Tale significato non hanno, in particolare le clausole, come quelle riportate nelle clausole in esame, che designino un determinato foro come competente “per ogni controversia” o “per qualunque controversia” come riportato nella clausola 20 in esame (Cass. 20 dicembre 1995 n. 12971 e 29 novembre 1990 n. 11499). Del tutto correttamente pertanto il tribunale di Reggio Emilia ha ritenuto di potere passare all’accertamento della competenza territoriale in relazione agli altri fori alternativi, individuando in particolare come applicabile alla fattispecie quello di cui all’art. 20 c.p.c. in relazione all’art. 1182 c.c., comma 3, e cioè quello corrispondente al domicilio del creditore. In relazione a tale determinazione devono quindi essere esaminati i motivi di ricorso proposti dai ricorrenti. A tal fine preliminare e decisivo si rivela l’esame del secondo e del quarto motivo con cui si dolgono sotto profili diversi del fatto che il tribunale ha ritenuto la propria competenza per territorio poichè il foro del creditore doveva identificarsi con quello ove aveva la propria sede ………. s.r.l. che aveva acquisito il credito nei confronti dei ricorrenti per effetto della cessione operata in suo favore dalla …. .
I motivi sono fondati.
Il tribunale di Reggio Emilia ha invero correttamente affermato - in adesione all’orientamento costantemente espresso da questa Corte - che la disciplina dell’art. 1182 c.c., comma 3, in base alla quale le obbligazioni liquide ed esigibili devono adempiersi al domicilio che ha il creditore alla scadenza, è applicabile anche alla cessione di credito, con la conseguenza che il debitore ceduto, se preavvertito dello spostamento del luogo di pagamento e purchè non ne derivi un eccessivo aggravio per lui, deve adempiere al domicilio del cessionario, ancorchè diverso da quello del cedente. (Cass. Ord. 14852/01; Cass. 2966/99; Cass. 1499/95; Cass. 2383/75; Cass. 467/72).
Tuttavia non ha fatto corretta applicazione al caso concreto di detto principio.
Il tribunale, infatti ha ritenuto che non fossero contestati in causa i due presupposti della conoscenza da parte dell’obbligato dello spostamento del luogo di adempimento per effetto della cessione e della mancanza di aggravio per il debitore. Invero poichè l’accertamento sulla competenza non è limitato a quelle che sono le richieste e le deduzioni delle parti spetta al Giudice determinare sulla base degli elementi di fatto acquisiti al processo la competenza territoriale.
Tale indagine doveva dunque prescindere dalle deduzioni delle parti e doveva involgere invece l’esame concreto delle circostanze risultante dagli atti.
Tale indagine - non effettuata dal Giudice di merito - deve essere ora effettuata in questa sede di legittimità.
In questo senso le Sezioni Unite di questa Corte hanno ulteriormente specificato che avendo l’istanza di regolamento di competenza la funzione di investire la Corte di Cassazione del potere di individuare definitivamente il Giudice competente, onde evitare che la sua designazione sia ulteriormente posta in discussione nell’ambito della stessa controversia, i poteri di indagine e di valutazione, anche in fatto, della Corte possono esplicarsi in relazione ad ogni elemento utile acquisito sino a quel momento al processo, senza essere limitati dal contenuto della sentenza impugnata nè dalle difese delle parti, e possono conseguentemente riguardare anche questioni di fatto non contestate nel giudizio di merito e che non abbiano costituito oggetto del ricorso per regolamento di competenza. (Cass. Sez. un 14569/02; Cass. 15367/01; Cass. 1436/96; Cass. 4357/84; Cass. 19591/04).

Ebbene non appare dubbio che in atti non vi è la prova - il cui onere incombeva alla resistente - che la cessione del credito sia stata comunicata ai ricorrenti o che comunque questi fossero a conoscenza dell’avvenuta cessione, dovendo necessariamente tale prova riferirsi ad un periodo di tempo anteriore all’inizio alla controversia.
Tale conclusione è assolutamente dirimente. La mancanza infatti del presupposto costituito dalla conoscenza dello spostamento del domicilio del creditore rende impossibile far ricorso al foro di cui all’art. 1182 c.c., comma 3.
Appare tuttavia necessario svolgere qualche ulteriore osservazione sulla questione.
Questa Corte ha infatti precisato che per il combinato disposto degli art. 20 c.p.c. e art. 1182 c.c., ai fini della determinazione della competenza per territorio, assume rilievo solo il luogo in cui avrebbe dovuto essere adempiuta l’obbligazione dedotta in giudizio al momento della scadenza. Il successivo mutamento di tale luogo per ragioni unilaterali del creditore non incide sul criterio di collegamento di cui all’art. 20 c.p.c. consentendo soltanto al debitore di pagare efficacemente nel nuovo luogo qualora questo gli sia stato indicato dalla parte. (Cass. 2891/05).
Da tale principio discende che nel caso in cui il creditore ceda il proprio credito pecuniario, tale cessione è idonea a produrre uno spostamento del luogo ove deve essere adempiuta l’obbligazione e, cioè, in favore del domicilio o della sede del cessionario, solo se la cessione, oltre ad essere comunicata al debitore, avvenga prima che il credito sia venuto a scadenza. In caso contrario la cessione non opera alcuno spostamento del luogo di adempimento, salvo il possibile effetto, dianzi evidenziatoci un pagamento liberatorio presso il nuovo domicilio.
L’applicazione di tale principio al caso di specie comporta che, poichè il credito per cui è causa è scaduto nel 1999, per effetto della chiusura dei conti correnti e delle conseguenti richieste di pagamento da parte della Banca ……e, prima che questa si fondesse con il ……. e prima che quest’ultimo cedesse il proprio credito alla …… ., il luogo dove doveva essere effettuato il pagamento resta comunque cristallizzato là ove aveva la sede la Banca …………….
Le considerazioni che precedono portano dunque all’accoglimento del ricorso restando assorbiti gli altri motivi.
Va quindi dichiarata la competenza del tribunale di ….  sia come foro del domicilio dei convenuti, sia come foro del luogo ove è sorta l’obbligazione (in tal senso va altresì interpretato l’art. 20 della convenzione contrattuale) sia come luogo ove aveva la sede il creditore al momento della scadenza dell’obbligazione.
La sentenza impugnata va conseguentemente cassata.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese di giudizio.
P. Q. M.
Accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa la sentenza impugnata e dichiara la competenza del tribunale di Trani.
Spese compensate.
Così deciso in Roma, il 30 novembre 2005.
Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2006


Dunque l’acquisto di crediti avvenuto dopo la scadenza dell’obbigazione non autorizza il nuovo creditore ad adìre il  debitore o ad effettuare l’ingiunzione presso il foro individuato nella proprio domicilio ex art. 20 c.p.c.

(Avv. Francesco Rettura)


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