Politica Forense

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A VOCE ALTA

DISSERVIZI DI GIUSTIZIA

Gli Avvocati che pagano anche per lo Stato con i soldi del Consiglio dell’Ordine. Mediazione civile, Minimi tariffari e Patto di quota lite. Bisogna opporsi e accelerare il cambio di rotta, nell’interesse dell’Avvocatura. Anche contro certi personalismi  interni che, nei disservizi, trovano spazio per la ricerca del consenso.


L’avvocatura appare vittima di un assedio senza fine. Continua ad essere negata la Giustizia ai cittadini ed i primi a farne le spese, insieme a loro, sono gli avvocati, a cui si impedisce letteralmente di svolgere la professione.

Il fronte è molteplice.

I recenti disservizi al Giudice di Pace di Roma, e nello specifico all’Ufficio copie, al di là delle posizioni personalistiche di chi tenta di ricavarci un tornaconto in termini di consenso, hanno rivelato che in qualche caso gli uffici Giudiziari funzionano fintanto che gli avvocati, attraverso i fondi del loro Consiglio dell’Ordine, li sovvenzionano. Non si tratta, evidentemente di una pura e semplice partnership, o di una equilibrata collaborazione tra istituzioni. Se per qualsiasi motivo i rubinetti dell’Avvocatura Romana si chiudono o ritardano, i servizi essenziali della Giustizia Statale si paralizzano facendo trovare i cittadini e gli avvocati - ai quali si negano le copie dei provvedimenti - di fronte ad un intollerabile “ricatto”.

Occorre porsi chiaramente la domanda. E’ giusto che a pagare i servizi degli Uffici Giudiziari debbano essere gli Avvocati? Già privi come categoria di tanti altri servizi di sostegno, e costretti a trafile umilianti che ne penalizzano quotidianamente la professionalità? Noi riteniamo di NO. Ben ha fatto il Consiglio dell’Ordine a consentire immediatamente il ripristino del servizio, ma è certo che è arrivato il momento di chiedere a gran voce fondi e strutture al Governo per potenziare gli uffici. L’informatizzazione deve essere affare comune e non può essere foraggiata solo col denaro dei professionisti, ma deve rientrare in un serio progetto dello Stato per garantire i servizi della Giustizia.

Mentre si ragiona su ciò, sugli Avvocati piomba la c.d. mediazione. Un istituto che - così come oggi concepito - il Movimento per la Dignità Forense avversa pubblicamente.
Uno strumento che costituisce un filtro inutile e dannoso per i cittadini, privati dell’accesso alla Giustizia, costretti ad un costo aggiuntivo e ad un ulteriore ritardo nella risoluzione giudiziale delle controversie. Inoltre, oltre ai problemi propri evidenziati dalla lettura del testo (uno per tutti la territorialità), emerge che la figura di mediatore può essere rivestita anche da non Avvocati, privando gli stessi professionisti di una loro importante prerogativa e, soprattutto in questo periodo di crisi generale, del lavoro.
Pur convinti delle nostre posizioni, diamo voce a chi, magari più realisticamente, in questi giorni sta cercando strade intermedie per ricondurre tale strumento quantomeno nell’alveo delle competenze dell’avvocatura.

Infine, la solita questione delle tariffe. Abbiamo già ampiamente argomentato in precedenti interventi circa la contrarietà del Movimento al patto di quota lite che consente agli Avvocati di entrare in affari con i clienti e ciò in barba alla nostra deontologia. E della necessità dei minimi , la cui abolizione, lungi da costituire volano alla concorrenza, ha avvantaggiato solo i grossi clienti, banche e compagnie su tutti, obbligando i professionisti a compensi ridotti.

Nonostante le propagandistiche promesse fatte ad oggi nulla è cambiato rendendo più che mai attuali le gare al ribasso e le trattative da mercato sugli onorari. A scapito, sovente, della qualità.

Da ultimo ma non per ultimo, rammentiamo che la figura professionale dell’avvocato è determinante socialmente: i cittadini per poter attuare i propri diritti si rivolgono agli Avvocati, pertanto, “colpire” gli Avvocati significa andare ad incidere direttamente nei confronti dei Cittadini.

Massimiliano Cesali - Movimento per la Dignità Forense - Aria Nuova -


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