Politica Forense

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GIUSTIZIA E PRECEDENZE

REPLICA AL PROF. ICHINO

Nessuno è vicino ai cittadini, nella sventura, come gli avvocati: la replica del Movimento Forense al Professor Pietro Ichino.

Riteniamo ormai da tempo che, mai come in questi anni, Cittadini ed Avvocati sono accomunati nella mala sorte di una Giustizia  disastrata. I primi ne sono privati, i secondi lavorano poco e male in queste condizioni, ma sono rimasti i soli ormai a dedicare la loro quotidianità all’attuazione dei diritti dei Cittadini. Per questo, prima ancora che non condivisibile, ci è parso clamorosamente intempestivo, elitario, dove il Giurista sembra rammaricarsi che nella riforma dell’ordinamento forense non vi siano misure per difendere i cittadini dagli abusi degli avvocati. Alla faccia dei drammi quotidiani della professione forense, quella nostra, non del professor Ichino.  Abbiamo sentito la necessità di rispondere con la replica che di seguito pubblichiamo.


Egregio Direttore,
intendiamo intervenire in merito all’articolo recente del Prof. Ichino.

Una premessa: non vorremmo che qualcuno si compiacesse del fatto che l’argomento ha sollevato tanto clamore, usando la retorica del “parlarne è meglio del non parlarne”.

Nel rispetto per l’insigne Giurista, il suo intervento è intempestivo e ci ha lasciati attoniti, occupandoci della quotidianità degli Avvocati.

Mai come oggi Avvocati e Cittadini sono accomunati nella sventura della quotidianità dei Palazzi Giudiziari, che impedisce ai primi di lavorare e essere remunerati ed ai secondi di avere Giustizia.

Noi Avvocati, e con noi i cittadini, oggi ci barcameniamo tra rinvii per la decisione della causa al 2014; parliamo di un grado di giudizio; i cittadini sono costretti stragiudizialmente a rinunce pesantissime sui loro diritti e non per scelta degli avvocati. Altro che “second opinion”.

Facciamo, anche professionisti affermati, la fila dalle 7 del mattino per notificare o chiedere copie degli atti, personalmente o delegate a coraggiosi collaboratori che entrano negli studi con ben altre prospettive
e aspettative dalla pratica forense.

Osserviamo i Giudici portarsi da casa il toner delle stampanti e talvolta portiamo la carta in udienza.

Pochi giorni fa, di questo se n’è parlato poco nella cronaca nazionale, siccome è slittato momentaneamente il contributo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, cioè i soldi degli avvocati, gli Uffici del Giudice di Pace di Roma hanno interrotto il servizio di rilascio delle copie dei provvedimenti, impedendo al cittadino di avere, tra l’altro, copia della Sentenza.
Vale a dire che quell’Ufficio ed i servizi ai cittadini in questo caso funzionano perché gli avvocati pagano un extra. Pena la paralisi.

In questi giorni subiamo la riforma della c.d. Mediazione Civile che introduce altre categorie professionali, non qualificate, a dirimere le controversie; ne sta nascendo un business; gli Avvocati così sono spogliati di loro prerogative professionali, ed i cittadini, da un lato, sono meno e peggio tutelati, dall’altro gli si fa pagare un costo aggiuntivo obbligatorio per accedere alla Giustizia dei Tribunali. Perché la mediazione sarà a breve condizione di procedibilità per i Giudizi, da pagare.

Sono ancora in vigore il patto di quota lite e l’assenza di minimi tariffari, che ci sono stati imposti, ancora una volta senza la reale percezione della quotidianità della professione e che ci hanno costretto a “trattare” al ribasso i nostri compensi, ma soprattutto con Banche ed Assicurazioni (!)

Quest’anno la Cassa Forense, incurante del momento storico in cui viviamo, ha praticamente raddoppiato i contributi minimi, che molti colleghi non riescono a sopportare.

Allo stesso tempo si vorrebbero introdurre sbarramenti di reddito al di sotto dei quali si viene cancellati dall’Albo, come se, di questi tempi, non guadagnare potesse consentire di essere espulsi dall’Albo professionale.

Subiamo ogni anno le “non riforme” del processo civile, divenuto professionalmente parlando, avvilente. La più “importante” tra le ultime innovazioni è stata, in campo civile, la testimonianza scritta, istituto del tutto minuscolo ed inutilizzato. Fumo.

In tutto questo, mentre siamo compagni di sventura dei Cittadini - di cui attuiamo i diritti nell’attuale disastrato sistema - ci viene proposto dal Professor Ichino il problema di chi tutela i cittadini dai loro avvocati.
Sembra quasi una presa in giro.

Purtroppo non lo è. Rappresenta, invece, l’osservazione di chi è avulso dalla pratica quotidiana della professione così come è praticata dalla stragrande maggioranza dei Colleghi, i quali a loro volta hanno, forse, un’unica colpa, quella di non aver fatto ancora opinione in maniera unitaria.

D’altronde avulsi dalla nostra quotidianità sono praticamente tutti gli interventi degli ultimi anni che direttamente o indirettamente hanno riguardato noi, i cittadini, e la Giustizia. In Parlamento ci saranno anche tanti Avvocati; modestamente abbiamo dubbi che ci sia l’Avvocatura.
Avremmo in realtà tutto da guadagnare da una Giustizia rapida. Si lavori per quella.

Ci auguriamo che il Correre della Sera voglia continuare a fornire il suo contributo alla Giustizia Italiana facendosi cassa di risonanza di argomenti ed iniziative idonee a migliorare veramente la situazione gravissima in cui essa versa, e sappia aiutare gli Avvocati Italiani ad uscire dal disdoro in cui sono stati relegati, forse anche per scarsa compattezza interna.

Avv.ti Massimiliano Cesali, Luca Laudadio e Francesco Rettura  Movimento per la Dignità Forense - Aria Nuova


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