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LETTERA APERTA DEL COLLEGA CALIO' AL PRESIDENTE CATRICALA'

A proposito di liberalizzazioni, pubblichiamo una lettera aperta del Collega Antonio Calio' al Presidente dell'Antitrust Catricala'.




SENZA PAROLE

 

Cari amici,


di fronte ad una crisi finanziaria senza precedenti, al rincaro delle  assicurazioni, al taglio (per D.P.R.) delle liquidazioni degli indennizzi per risarcimento del danno biologico, all’aumento dei contributi  unificati

per accedere alla Giustizia, all’aumento delle tasse e dell’IVA, il governo, sollecitato da banche, assicurazioni, Confindustria e dal Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza Prof. Catricala’, non trova di meglio da fare che annunciare la liberalizzazione delle professioni, fatta eccezione, guarda caso, per i notai.


In questi giorni, il Presidente Catricalà, con i piedi a mollo, mentre navigava su una barca innanzi alle coste  della toscana, rilasciava interviste sulla necessità, anzi, meglio, sull’essenzialità, di liberalizzare le “libere” professioni (da “Il Messaggero”).


Parola d’ordine: concorrenza, spietata; ma, direte Voi, 230.000 avvocati non si fanno gia' concorrenza?


Oppure hanno fatto cartello?


Anzi che dico cartellone pubblicitario?


E poi se sono libere professioni che significa “liberalizzare”?


Questo, il Presidente Catricala' non lo spiega e lascia a noi poveri  mortali, mentre facciamo i conti con le tasse e le spese, capire a cosa il

suo eminente pensiero si riferisca.


Tornato a terra, o meglio con i piedi per terra, lo stesso allora imperversa sui giornali, illuminandoci sulla necessità di abbattere le tariffe minime, di abolire gli esami di stato per l’accesso alle professioni, di consentire la costituzione di società di capitali con e tra professionisti, fare pubblicità, il tutto in omaggio alla “concorrenza”.


Così una domanda sorge spontanea: ma queste “liberalizzazioni”, ad un Paese in piena crisi economico- finanziaria, a cosa servono?


Quali sono le maggiori entrate sperate?


A queste domande risponde, da "Il Sole 24Ore", (rammento giornale di

Confindustria), sempre il buon Catricalà, affermando che le liberalizzazioni non portano alcun vantaggio finanziario, ma consentono l’anticipazione dell’accesso al mondo del lavoro per i  giovani.


Quindi i nostri giovani troveranno accesso immediato al mondo del lavoro.


Grande idea !!!


Perché il Berlusconi non ci aveva pensato prima?


Pensate in un colpo solo la disoccupazione giovanile  passa da un trenta per cento a neanche il due.


Bello, però, peccato che quei giovani poi dovranno trovare il guadagno, non essendo né super manager strapagati, né funzionari pubblici, né tanto meno Impiegati pubblici, e, soprattutto non avendo le competenze e la preparazione per lavorare seriamente, essendo imbottiti (forse) di teorie e di nessuna pratica sul campo, carenti di collegamento tra istituti, visto che l’università non lo richiede per superare gli esami.


Ma il nostro Presidente dell’Antitrust questo non lo sa e questa affermazione, fatta da un soggetto pagato profumatamente come dipendente pubblico, fa un po’ sorridere.


Certo, possiamo ipotizzare  che Catricalà - che da quanto ci risulta non ha mai affrontato il mercato del lavoro - non sappia assolutamente cosa

significhi essere un libero professionista, né tantomeno cosa sia la concorrenza.


Lui viene pagato, anche lautamente, da tutti noi, per incarichi ai quali ha

avuto accesso grazie ad una designazione politica, ad eccezione di uno, per Il quale ha dovuto superare un esame.


L’accesso rapido e senza esami al mondo del lavoro è l’illusione data ai

giovani ed ai loro familiari, con la falsa speranza che l’equazione lavoro=guadagno funzioni anche per loro. Non sa il Presidente, o fa finta di non sapere, che una volta immessi sul mercato, i liberi professionisti abbisognano di clienti, i quali paghino gli onorari al professionista; che per iniziare una attività si deve innanzi tutto investire in computer, stampante, fotocopiatrice, carta, inchiostro, oltre che per l’affitto -eventualmente- anche di una misera stanza.


Per non parlare, poi dell’elemento essenziale , che Lui non comprende, ovvero il fatto che il rapporto cliente - professionista sia un rapporto fiduciario.


Ma come può sapere tutto ciò Lui che, Consigliere di Stato, e' stato cooptato alla Presidenza di un Ente per chiamata politica e non per esami o svolgimento di una attività  libero concorrenziale?


Forse Catricala' non sa che quanto da Lui affermato va unicamente a favore di banche, assicurazioni, di imprese e aziende medio grandi, curiosamente le uniche che reclamino un abbattimento delle tariffe legali, ma non dei costi della giustizia.


Cio' perche' tali poteri forti, ricavano una serie di vantaggi dalla “liberalizzazione delle professioni”: per esempio la nascita di società, in cui le stesse potranno diventare soci di maggioranza del capitale, con il risultato di non pagare le prestazioni legali e la consulenza del socio professionista (o di pagarlo a prezzi irrisori) e di guadagnare  poi sul lavoro da questi svolto nei confronti dei clienti della società.


Tra l’altro, il Nostro Garante ed i politici per anni ci hanno raccontato  che l’Europa richiedeva tale intervento, fino a quando non è stata resa nota una Sentenza della Corte Europea, che contrariamente a quanto strumentalmente rappresentato, afferma che i minimi tariffari costituiscono una garanzia per i cittadini e che l’esame d’abilitazione garantisce la qualità del professionista.


Ma, evidentemente, non c'è sintonia tra le richieste dell'Europa ed i voleri di Confindustria, di banche ed assicurazioni, nonché del pensiero di Catricalà, nè del buon Bersani, comunista DOC, fino ad arrivare oggi a Berlusconi / Bossi.


Così, nonostante le lenzuolate figlie del principio liberalizzante fatte da Bersani, noi che eravamo e siamo “liberi” professionisti, ci siamo adattati al mercato ed alle regole della concorrenza, stipulando contratti

professionali con banche e assicurazioni che se li leggesse la Camusso

proclamerebbe con la sua CGIL 20 anni di scioperi.


Solo per la memoria: il buon  Catricalà, è stato nominato da Berlusconi a capo dell’Anti Trust e mantenuto da Prodi nell’incarico durante il suo breve governo.


Ma i veri poteri economici non si possono accontentare del risultato ottenuto con Bersani; troppo poco incisivo, questi avvocati costano ancora troppo, bisogna osare di più, bisogna maggiormente svilire le professioni, renderle schiave, manco fossimo manifatturieri cinesi.


Allora ecco tornare in campo il Sommo Catricalà, che - pur di seguire questa logica - è pronto a rinunciare agli emolumenti che gli pervengono dal suo terzo lavoro.


Si, infatti Catricala' per mantenere il suo tenore di vita e' costretto a svolgere ben 3 lavori, o meglio a percepire 3 stipendi:

uno come Presidente dell’Antitrust,

uno come Consigliere di Stato (come riportato dal “Corriere della Sera”) anche se non mette piede in un Tribunale da anni,

ed infine per le spese spicciole, una ulteriore come insegnante presso un ente privato di formazione per gli esami d’avvocato.


Ora si spiega l’idea !!


Il Catricalà, per il bene del suo paese, è pronto a chiedere sacrifici alla

sua famiglia, suggerendo di eliminare l’esame d’accesso alla professione, con conseguente rinuncia al suo terzo ulteriore emolumento.


Immaginiamo l'impatto che cio' potra' avere sul suo stile di vita ...Che sacrificio!


E noi avvocati ingrati, invece di condividere con lui le amarezze della vita e comprendere l’importanza di liberalizzare una libera professione, che esercitiamo con fatica da tempo, ci permettiamo perfino di protestare.


Quindi per favore liberalizziamoci,  diciamo grazie al Presidente per i consigli profusi al Governo sulle nostre libere liberalizzazioni, che ci renderanno un paese migliore, con più concorrenza e nuovi poveri, con giovani liberi precari professionisti.


Una preghiera, però , dobbiamo rivolgerla al Presidente Catricala:

mentre studia come possiamo maggiormente liberalizzarci, potrebbe cortesemente, nel tempo residuo ai suoi carichi lavorativi, sanzionare pesantemente le compagnie assicurative che rincarano le polizze in modo ingiustificato ormai da anni, superando di gran lunga la media Europea?


E già che vi si dedica, potrebbe sanzionare anche le compagnie petrolifere che non riducono il prezzo alla pompa di benzina, nonostante il prezzo del petrolio sia sceso e che il dollaro sia in netto calo rispetto all’euro?


Ebbene, anche questo, oltre alla sfrenata corsa alla liberalizzazione, rientrerebbe nei compiti del suo ufficio, portando sì maggiori entrate fiscali al paese e maggiore concorrenza.


Certo, comprendiamo (sic) che non si possono colpire i pilastri dell’economia italiana, ai quali devolviamo agevolazioni e contributi mediante il  fior fiore di imposte e tasse...


Forse non tutti sanno che il Nostro Presidente dell'Anti-Trust, aveva archiviato una pratica di concorrenza sleale avente come protagonisti i Notai, pratica poi riaperta con una sanzione risibile (€. 5.000,00) solo a seguito delle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato, che hanno riconosciuto la concorrenza sleale nei confronti dei commercialisti (“Il Sole 24 Ore”).


Io da meridionale comprendo perfettamente il Presidente: il fatto di avere avuto un parente Notaio può, anche involontariamente, condizionare: è l’amore verso i parenti stretti che a volte ci fa sbagliare, ma è un peccato veniale.


Davvero senza parole.


Antonio Caliò


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