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ESAME AVVOCATO: UN'INTENSA EMOZIONE

Premetto che quest'articolo, rispetto ai miei soliti scritti, altro non è che un'esternazione dei miei pensieri e delle mie sensazioni sulla partecipazione agli scritti dell'esame di abilitazione alla professione di avvocato.

Ho deciso di mettere per iscritto questi pensieri non solo per condividere con gli altri (che fossero interessati) la mia esperienza, ma anche e soprattutto per potere avere io stessa un riferimento scritto da poter rileggere ogni qual volta io lo desideri, per rivivere l'intensa esperienza che ho vissuto.

Gli scorsi giorni, e precisamente l'11, il 12 ed il 13 dicembre si sono tenute le fatidiche tre prove scritte dell'esame di avvocato.

Prima di concentrarmi a rivivere quei momenti appena trascorsi, però, farei però un breve excursus sui mesi antecedenti.

Ho iniziato a pensare concretamente all'esame di avvocato intorno al mese di gennaio 2012, in concomitanza con l'inizio della Scuola Forense dell'Ordine degli avvocati di Trento, che ho dovuto iniziare a frequentare.

La Scuola Forense - anche se si dice sia finalizzata a formare i giuristi anche al di là dell'esame di abilitazione - in realtà è vista dai "discenti" quasi unicamente come un corso di preparazione per il temutissimo esame.

Qualunque praticante, anche quello più diligente e che ha la fortuna di ritrovarsi ad esercitare effettivamente la pratica, non si trova mai nel corso dei ventiquattro mesi (ops, ora diciotto) a confrontarsi con ogni tipo di atto o a redigere un parere attraverso il metodo adatto al superamento dell'esame. C'è chi fa la pratica solo in materia civile, ma all'esame c'è pure il penale. Oppure chi tratta in studio entrambe le materie, ma non ha avuto modo di confrontarsi con determinate forme di atto.

Tant'è che la Scuola Forense, grazie alle sue esercitazioni, riesce a mettere i praticanti sulla c.d. "via del metodo". La chiamo così perché ritengo che non sia la Scuola Forense (nonostante la sua innegabile utilità) ad impartire al praticante il corretto metodo giuridico che caratterizzerà non solo i suoi esami scritti ma pure la sua carriera. Credo invece la Scuola Forense aiuti ad allargare la vista al praticante, ma poi starà a lui trovare dentro di sè il metodo più adatto alle proprie caratteristiche di giurista.

Tornando a noi, dicevo che fin dalle prime lezioni della Scuola Forense a gennaio ho sentito incombere su di me il peso dell'esame che si avvicinava. Dico peso, perché per me quest'esame riveste un'importanza cruciale. Forse vivrò in un mondo di favole completamente avulso dalla realtà, ma trovo questa professione la più bella che esista. La più completa. La più viva. Una professione che ti permette di avere una visione del mondo diversa, più completa. E l'idea di essere sempre più vicina ad ottenere la tanto ambita abilitazione mi riempie di emozione. Non sono una di quei praticanti (e ne conosco molti) che vuole superare l'esame "solo per avere un titolo" o "solo per continuare l'attività di papà". Tutt'altro. Non ho avvocati in famiglia e credo che essere avvocato non significhi avere "un titolo". Essere avvocato va al di là, è un modo di essere profondo, una forma mentis particolare, quello che desidererei fare della mia vita professionale. Da qui scattano tutte le emozioni che ho provato in questo periodo.

In sostanza, più l'esame si avvicinava (oddio, forse starete pensando che sono esagerata visto che con i ricordi sono, al momento, al mese di febbraio 2012!) più io sentivo che era ora di riprendere in mano i manuali e iniziare a prepararmi nel miglior modo possibile.

Naturalmente i mesi sono volati e mi sono dedicata solamente al lavoro di studio fino al mese di luglio. Ma questo non significa che io non mi stessi già preparando per l'esame, in quanto ho avuto la fortuna di trovare una domina assolutamente speciale: si preoccupava infatti di farmi fare non soltanto quello che serviva allo studio, ma anche e soprattutto quegli atti vertenti su materie che era bene io approfondissi ai fini dell'esame. E non la ringrazierò mai abbastanza per questo.

Dal mese di agosto però ho iniziato effettivamente a riprendere in mano i manuali. Mentre voi tutti vi godevate mare e/o montagna io avevo come migliori amici le ultime edizioni del Fiandaca-Musco e del Trabucchi...amici pesanti, non lo nego, ma non antipatici come ai tempi dell'università. Rileggere i manuali istituzionali dopo quasi due anni di pratica, infatti, è tutta un'altra cosa. Rileggendo, ogni tassello va al suo posto e tutto risulta più chiaro e lineare. O almeno, per me è stato così.

Terminato questo caldo mese e la rilettura (o le riletture?!) dei citati manuali ho dedicato un'intera giornata alla pianificazione day by day della preparazione più concreta degli scritti. Si, lo so, sono dannatamente precisina, puntigliosa ed iper-organizzata come persona (sarà colpa delle mie origini altoatesine), e questo schema (che conservo tutt'ora) potrebbe far pensare a qualche mio squilibrio mentale. Però mi è servito eccome! Mi sono impegnata a fondo nella preparazione avendo la tranquillità di seguire un programma dettagliato che mi avrebbe portata a svolgere un numero elevato di pareri ed atti in vista dell'esame (lo confesso, alcuni giorni ne facevo addirittura tre), lasciandomi pure il tempo per ammalarmi per bene.

Ebbene sì, ho tenuto dei ritmi di studio esagerati, serratissimi, ed il mio corpo non ha retto. Sono arrivata alla metà di novembre ed il mio corpo ha subito un forte collasso. Sono stata male, molto male. Non solo per le vicende umane che ho vissuto nel periodo, e che hanno comunque messo a dura prova il mio sistema nervoso già fortemente sollecitato dall'avvicinarsi dell'esame, ma anche e soprattutto perché sono una testona che quando si impunta a fare una cosa - e a farla bene - non molla mai finché non è terminata. O finché il corpo da solo non decide che debba terminare!

Non ci crederete mai ma ho avuto (tutti) i seguenti sintomi: herpes (fino a tre in contemporanea, più volte); afte, infezione all'occhio destro (occhio gonfissimo, completamente chiuso e che spurgava per una settimana), influenza, tonsillite, tendiniti varie (caviglia, polso dx, polso sx), emicrania (quasi ogni giorno per una settimana) e un fortissimo raffreddore da cavallo. Credevo di non arrivarci viva all'esame, lo devo ammettere.

E invece le ultime due settimane, costretta a letto o sul divano, non ho potuto fare altro che mettere da parte i libri e pensare solamente a guarire definitivamente per arrivare al 10 dicembre lucida, carica e "piena" di energie.

Ci tengo a dirlo: quelle due settimane di riposo forzato mi hanno salvato la vita e l'esame! Sono arrivata a quei tre giorni carica e sono riuscita a reggere la prova di sopravvivenza in cui sostanzialmente quei tre giorni si concretizzano! In fondo quel che davvero conta quei giorni è avere la mente pimpante, lucida, e concentrata. Il resto emerge da sè.

Finalmente, dopo tanto parlare, arriviamo al punto cruciale del racconto!

Lunedì 10 dicembre ore 14.30 coloro i quali hanno - con sommo gaudio - ricevuto la convocazione per la sessione 2012 degli esami di abilitazione alla professione di avvocato della Corte di Appello di Trento, sono stati gentilmente convocati alla palestra di Ravina - luogo in cui si sarebbe poi tenuto l'esame - per il controllo dei codici e l'assegnazione del posto.

Vi giuro che persino l'assegnazione del posto mi ha emozionata! E poi l'idea di fissare il controllo codici il giorno prima anziché all'alba del primo giorno d'esame è stata una brillantissima idea della nostra iper-organizzata ed efficiente Corte d'Appello! (si, complimenti davvero per l'organizzazione).

Ebbene ero lì, in questa palestra di pallacanestro enorme e gelida, in mezzo a moltissimi banchi in legno molto grandi (con i nostri nomi ed il numero di riferimento incollati sopra!) su cui pian piano abbiamo iniziato ad impilare i nostri codici per il controllo, e mi sentivo felice, emozionata, quasi importante.

Il controllo è durato due ore e mezza circa e poi siamo potuti tornare a casa (o in albergo insomma), per riposare l'ultima sera prima del grande passo.

Riposare? Ho detto riposare? Bé, non ho chiuso occhio quelle tre notti. Questa è stata una delle cose che ha reso più difficile la sopravvivenza di tutti i partecipanti, assieme al fatto che il pranzo quasi si salta. Ore ed ore nel letto a rigirarsi, con intervalli di sonno della durata massima di 5 minuti. Una cosa snervante, stancante e avvilente. E durante il giorno la borsa piena di cibarie ed il pensiero e la mano che manco le sfioravano più di tanto (per la cronaca i miei aperitivi + cene rimediavano alla grande ai piccoli pranzi!).

Eppure la mattina mi alzavo, facevo una super colazione da Dersut con latte macchiato e brioches al cioccolato, e mi avviavo a Ravina. Ognuna delle tre mattine. Sveglia ore 06.00 (a cosa serviva ancora devo capirlo, visto che non dormivo e la staccavo prima che suonasse), colazione ore 07.00, palestra di Ravina ore 07.45, controllo documenti ore 08.00 e inizio scritti ore 9.30 circa, ogni giorno.

Non voglio perdermi in commenti sulle tracce (quelle del parere di civile erano allucinanti però!!!) o sui contenuti. Sarebbero parole inutili visto che non spetta a me fare la correzione.

Devo però dire di essere soddisfatta dei miei elaborati. Sia come contenuto che come forma. Mi sono sforzata di scrivere bene, e ben leggibile ed ordinato (senza segni di riconoscimento ovviamente!). E ho pure provato emozione a rimettere i fogli nella busta da consegnare! Ok, lo ammetto: il primo giorno, in particolare, mi sono quasi commossa.

Ma veramente l'ho fatto? ma veramente sono arrivata a sostenere gli scritti dell'esame di avvocato? mi sembra ancora un sogno. Un bellissimo sogno!

Unico incubo effettivo è stato il freddo che ho subito in quella palestra il primo giorno!! C'è da dire che su da noi a Trento in questi giorni le temperature si aggiravano attorno ai -10°C / -12°C, ed in palestra c'era la Siberia! La mia soluzione al problema è stata: calze misto cashmere sotto ai pantaloni, canottiera felpata, dolcevita a manica corta, dolcevita a manica lunga, maglioncino, maglione grosso e Ugg ai piedi! Più o meno come quando vado a sciare! Ma il freddo è nemico della concentrazione, e questa soluzione l'ha tenuto lontano! (Uh, avevo anche sciarpa, cappello, guanti e woolrich quando uscivo!...mi sa che sembravo decisamente più grossetta dei miei miseri 42 kg!)

Si, avete letto bene, 42 kg. Sarò anche piccina ma questi mesi di preparazione mi hanno privata di 2-3 preziosissimi kg. Non è che io non mangiassi, badare bene, semplicemente lo stress consumava non solo le mie scorte alimentari ma pure il mio corpo!

Non lo dico per disincentivare chi volesse sostenere nei prossimi anni questo esame...ci mancherebbe! ma spero che il mio racconto renda chi interessato più conscio degli effetti collaterali che quest'esame provoca, in modo da potersi organizzare per sopravvivere al meglio!

In conclusione che dire? che l'emozione ha superato la paura e l'ansia, e che oggi mi sento dannatamente bene. Ho fatto il meglio che potevo e ora mi affido nella mani della dea bendata, e dei commissari che dovranno correggere, invitandoli a mettersi una mano sul cuore e a leggere con attenzione i compiti, per valutare quali effettivamente meritino di essere considerati "dal 30 in su".

Guardando fuori dalla finestra oggi vedo tanta neve...scende e si deposita lenta, silenziosa, pura... Mi sento felice, felice di essere arrivata fino qui, e ancora commossa...commossa come ieri quando guidando sulla strada del ritorno non ho fatto altro che piangere, e ridere, e sorridere...perchè sento che questa è la mia strada...e spero di riuscire presto a coronare il mio sogno di fare parte di questa splendida "famiglia" che sono gli avvocati!

Altro che casta e casta...siamo una categoria che, se non ostacolata, potrebbe rendere il mondo un posto migliore, curando gli interessi di tutti e mettendo un po' di ordine in questa società.

...In bocca al lupo a tutti coloro che come me hanno sostenuto l'esame, e ci credono veramente.

 

Dott. Laura Valentini


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