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STORIA DI UN'IMPRESA: SE GIOCHIAMO COME SAPPIAMO… POVERI NOI !

Roma, 18.3.2014. Quando lo Zio Lello ha ricevuto la palla, in una zona indefinita del parquet, grosso modo tra la linea della metà campo e quella dei tre punti, eravamo pari.

Due minuti alla fine e, sembrava incredibile, ce la stavamo giocando con la prima in classifica, la Spes Mentana, calata sul Palaluiss in una domenica di precoce primavera con l’intenzione di far un solo boccone di questa accozzaglia sgangherata di avvocati semi-calvi, semi-obesi, semi-sciancati, semi-alcolizzati, insomma una armata Brancaleone male in arnese  al cospetto del team meraviglia di Mentana  (loro tutti giovani, alti, belli e muscolosi, lo sguardo truce e fiero di chi è abituato ad asfaltarti senza chiedere permesso).

Eravamo partiti, come al solito, rincorrendo l’avversario, sul campo e nel punteggio, aspettando da un momento all’altro  il crollo, quel preciso istante (di solito verso la fine del secondo quarto) in cui  ci rendiamo conto chi siamo e contro chi stiamo giocando, ci diciamo che dopotutto abbiamo fatto già abbastanza e lasciamo che la natura e la logica prevalgano sui buoni propositi e su romantiche ed eroiche visioni di gloria.

Vaffanculochicazzomelofafaredomanihopureudienzapresto e di solito succede così che piano piano scivoliamo da – 5 a – 8 e poi a – 13, - 16, - 20….. Poi, se le belve avversarie oramai sazie di sangue ce lo consentono, verso la fine della partita riusciamo a fermare lo smottamento e magari pure a recuperare qualche punto.

Questa volta, però, stava andando diversamente.

Accumulati rapidamente i nostri cari ed amati 5-6 punti di svantaggio, lentamente, faticosamente, metodicamente, tra rabbiose impennate di orgoglio e improvvise ricadute, la difesa aveva cominciato a difendere, l’attacco ad attaccare e il nostro svantaggio prima a stabilizzarsi e poi addirittura a diminuire.

Certo, non erano mancati gli usuali pezzi forti del nostro repertorio, il pivot che si fa fischiare un fallo tecnico per una sportellata di troppo all’avversario, lo scontento che contesta il coach per lo scarso minutaggio riservatogli, i vaffanculo saettanti tra il campo e la panca, tra il campo e il campo e tra la panca e la panca, le palle perse, i tiri improbabili, i passaggi direttamente tra le braccia dell’avversario…….

Eppure non crollavamo, eppure resistevamo e rosicchiavamo un punto dopo l’altro, e così il team meraviglia si iniziava ad innervosire, a guardarci con rispetto e con timore……….

E fu così, insomma, che a due minuti dalla fine, con le squadre in perfetta parità, la palla arrivò allo Zio Lello, in una zona di campo in cui il solo Ray Allen si arrischia (forse) a tirare.

Ray Allen, appunto, ma noi siamo molto più, e molto di meno, che giocatori di basket.

Nel momento in cui Zio Lello iniziò la torsione del suo corpicino, gracile eppure esplosivo, tutti quanti, i suoi compagni, gli avversari, le panchine, gli arbitri, il tavolo, gli spettatori, addirittura gli zingari intenti a rubare borse dal pertugio sotto il tendone, tutti quanti dicevo, trattennero il fiato, intuendo, presagendo  che in quel momento si stava scrivendo la storia del MF basket, che Davide stava abbattendo Golia, che quattro cenciosi minchioni di avvocati stavano per dimostrare al mondo che volere è potere.

Il tiro alla fine partì, la mano di Zio Lello una fionda micidiale, la palla un dardo fiammeggiante che illuminò la notte del Palaluiss per andarsi ad insaccare radente al cerchio di ferro nella retina soffice e vaporosa…..

Ciafffff !!!!!!

Tre punti sopra, il pubblico (quattro gatti in realtà) esplode, la panchina dei gialli esplode, il Palaluiss esplode, il mondo esplode !

Il team meraviglia è tramortito, arranca, boccheggia, sbaglia i canestri più semplici, si fa rubare palle su palle, commette falli assurdi, e il vantaggio sale, sale, sale, 60 a 52 il risultato finale ! Abbiamo vinto !!!!!

La foto di rito post partita (quella pre-partita non la facciamo più, porta male) ritrae un gruppo di cialtroni pseudo-atleti, pseudo-allenatori e pseudo-dirigenti stanchi e sudati, sorridenti e felici, soddisfatti ed appagati, qualcuno forse addirittura commosso; ritrae un gruppo di persone, incidentalmente avvocati, casualmente giocatori di basket, essenzialmente amici; ecco, ritrae un bel gruppo di amici; ma da stasera ritrae anche una squadra. Era quello che volevamo e per il quale abbiamo lavorato.

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Nota dell’autore: la storia è fatta anche di miti e di leggende, ma ciò che ho appena raccontato è accaduto davvero….  In linea di massima. In realtà, debbo confessare che lo Spes Mentana non è che fosse proprio primo primo in classifica….. Cioè…. Lo era ma solo virtualmente, nel senso che la seconda e la terza hanno 2-3 partite in meno…..  Ma questo non è necessario dirlo alle nostre mogli-compagne-fidanzate-amanti e ai nostri figli.

Grazie per la comprensione e la solidarietà.

Ernesto Mancini 


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