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MOVIMENTO FORENSE: COMUNICATO RELATIVO AL  DDL CONCORRENZA DEL 20 FEBBRAIO 2015

COMUNICATO RELATIVO AL

DDL CONCORRENZA DEL 20 FEBBRAIO 2015

Carissimi Colleghi,

Come sapete il Governo ha emanato l’ennesimo DDL sulla Concorrenza, intervenendo (per l’ennesima volta) anche sulle modalità di esercizio della professione forense.

Il Movimento Forense, letto il testo, ritiene di esprimere alcuni rilievi.

 

1) SOCIO DI CAPITALE –

ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE FORENSE IN FORMA SOCIETARIA

Il Movimento Forense, nell’ottica di un mutamento dei tempi e delle richieste sia degli utenti che del mercato, non è ideologicamente contrario all’esercizio della professione in forma societaria. Ritiene, però, che l’introduzione di tali opzioni debba essere accompagnata da opportuni accorgimenti e correttivi, volti a garantire sia l’indipendenza del professionista nell’esercizio della professione, sia la genuinità del mercato. Ed è proprio ciò che manca anche nell’ultimo DDL sulla Concorrenza di Febbraio 2015, in cui, ancora una volta, il legislatore si muove nel triste solco della “deregulation” di aspetti fondamentali della vita di una professione, sotto una bandiera di apparente liberalizzazione e apertura della concorrenza.

Non può nascondersi che l’introduzione del modello della società di capitali nella professione forense significa rivoluzionare il modello di professionista come lo conosciamo oggi, ed anche il mercato della professione. Sono scelte politiche ed economiche che debbono essere fatte coinvolgendo la categoria interessata, contemperando le istanze ed accompagnando i processi. Cambiare la struttura dell’esercizio di una professione, insomma, non è cosa che può farsi unilateralmente, con una norma frettolosa inserita in un disegno di legge generico.

Pertanto, il Movimento Forense, con riguardo al DDL sulla CONCORRENZA art. 1 lett. d) [1], esprime la propria contrarietà in quanto, allo stato:

1) manca ogni tutela dell’indipendenza EFFETTIVA del professionista socio (ma anche eventualmente impiegato quale collaboratore, o, in futuro, quale “dipendente”) nell’esercizio della professione;

2) manca ogni tutela della della genuinità del mercato, giacché l’introduzione nella professione forense delle società di capitale e del socio di investimento, sono in grado, potenzialmente, di concentrare masse sia di domanda che di offerta, sotto centri di potere (e non solo economico).

Il Movimento Forense, come si è detto, non è contrario ai cambiamenti, ma esige che venga tutelata l’integrità della professione forense evitando ogni possibilità di assoggettamento del professionista. Inoltre le novità non devono tradursi in guadagno per pochi a scapito dei moltissimi medi e piccoli studi legali, presenti sul mercato e che ad oggi, in un momento di crisi non solo economica, svolgono una funzione essenziale per la sopravvivenza della Giustizia e di questo Paese. E lo fanno con una dignità più forte della disperata solitudine in cui versano, dinnanzi aduno Stato che pare non considerarli nemmeno lavoratori.

Il Movimento Forense, come si è detto, non pone veti ideologici. Ma non lascerà per strada nè i cittadini, nè i Colleghi. Dopo di loro, se ci sarà spazio, vengano le società, i soci, ed il capitale.

 

2) AUTENTICAZIONE SCRITTURE PRIVATE DA PARTE DEGLI AVVOCATI

Il menzionato DDL sulla Concorrenza introduce all’art. 29[2] la possibilità per gli avvocati di autenticare le scritture private relative a trasferimenti di immobili ad uso non abitativo di valore catastale inferiore ad € 100.000=.

Tralasciando il dibattito, a tratti acceso, sorto in relazione a tale norma e stigmatizzando inutili battaglie interprofessionali, il Movimento Forense non si pone in linea di principio contro l’idea di un ampliamento dell’offerta dei servizi a favore dei cittadini e ritiene che gli avvocati al riguardo possano offrire il proprio contributo, con le garanzie di competenza e legalità necessarie.

A tal riguardo, il Movimento Forense ritiene che sarebbe oltremodo utile ed auspicabile che il legislatore ed il Governo finalmente approvassero la proposta di modifica dell’art. 474 c.p.c. avanzata dall’associazione sin dal Gennaio 2014, e che qui si riporta (le proposte di modifica sono in grassetto):

Art. 474 c.p.c. Titolo esecutivo

L'esecuzione forzata non può avere luogo che in virtù di un titolo esecutivo  per un diritto certo, liquido ed esigibile.

Sono titoli esecutivi:

1) le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva;

2) le scritture private autenticate, relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in esse contenute, le cambiali, nonché gli altri titoli di credito ai quali la legge attribuisce espressamente la stessa efficacia; le transazioni, sottoscritte dalle parti con l’assistenza degli avvocati purché dal contratto risulti in modo espresso e non equivoco la volontà delle parti di conferire allo stesso efficacia di titolo esecutivo, e con esclusione degli atti soggetti a pubblicità immobiliare o commerciale i quali costituiscono titolo esecutivo solo se ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli;

3) gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli.

L'esecuzione forzata per consegna o rilascio non può aver luogo che in virtù dei titoli esecutivi di cui ai numeri 1) e 3) del secondo comma. Il precetto deve contenere trascrizione integrale, ai sensi dell'articolo 480, secondo comma, delle scritture private autenticate e delle transazioni di cui al numero 2) del secondo comma.

 

Infine, il Movimento Forense ritiene che in questo momento storico di grave crisi non solo economica che attanaglia il Paese, tutti i professionisti siano chiamati a collaborare insieme, nel rispetto reciproco di ruoli e competenze, per offrire il proprio contributo costruttivo e la propria vigilanza perché i cittadini possano godere dei servizi necessari, senza che vengano alterate, ridotte e/o eliminate le garanzie dei diritti e dei principi fondamentali dell’ordinamento giuridico.

 

3) PROFESSIONE FORENSE E PREVENTIVO OBBLIGATORIO

Il DDl in esame, all’art. 26, comma 1, lett. h) introduce per gli avvocati l’obbligo di consegnare al cliente un preventivo scritto[3].

Si esprime ferma contrarietà a tale obbligo, in quanto la professione forense non è caratterizzata da fasi certe predeterminate. L’attività di tutela degli interessi di un assistito prevede il coinvolgimento di una serie di soggetti (ad es. controparte, giudici) e l’esecuzione di varie procedure che di volta in volta possono avere esiti diversi. Ne consegue che non vi è un percorso certo e predeterminato, ma un cammino che di passo in passo si va a delineare e costruire, insieme con l’assistito.

Non è dunque, materialmente possibile prevedere dei costi nè relativamente alle cd. “spese di lite” (le quali peraltro non dipendono dall’avvocato, ma dal legislatore, dal giudice, dal professionista tecnico, etc.), nè in punto di compensi, in quanto l’avvocato all’inizio non è in grado di programmare con esattezza quali atti professionali dovrà compiere nell’esecuzione del mandato. Il cd. Preventivo, dunque, richiederebbe che il professionista “prevedesse” a 360° tutto ciò che potrebbe accadere nella vita della controversia (il che non è seriamente possibile in molti casi), e che studiasse il caso al sol fine di consegnare un preventivo, senza aver l’incarico e senza ricevere il compenso per tale attività. Il che francamente è inaccettabile.

Gli Avvocati hanno già ampi dovere di informazione nei confronti dei propri assistiti, sanzionati sia dal punto di vista disciplinare, che sotto il profilo della responsabilità civile. Tali obblighi debbono essere coniugati con la reale natura dell’attività professionale, e non tradursi in propositi irrealizzabili e che avrebbero il solo effetto di vessare la categoria, senza fornire reale vantaggio al cittadino.

E non può tacersi come le abrogate TARIFFE FORENSI, prevedendo minimi e massimi inderogabili, e voci precise di costo per ogni adempimento, ben rispondevano all’esigenza di certezza del cittadino e del professionista.

Se il legislatore, sotto le mentite spoglie delle “liberalizzazioni”, ha scelto di abrogarle, ora non può far pagare il peso delle proprie scelte agli avvocati, chiamandoli ad adempimenti insensati e vessatori. Quello che invece dovrebbe fare è riconoscere l’errore, ritornare sui suoi passi, ed affidare la determinazione dei compensi professionali alla concertazione con la categoria, entro minimi e massimi inderogabili.

 

4) RC AUTO

In materia il DDL sulla Concorrenza prevede alcune modifiche al Codice delle Assicurazioni, introducendo in particolare[4]:

ü  All’art. 6 (modifica dell’art. 135 CDA), in caso di sinistri con soli danni alle cose l’onere per il danneggiato, a pena di inammissibilità del mezzo istruttorio, di comunicare l’identificazione degli eventuali testimoni entro il termine di presentazione della denuncia di sinistro, da comunicarsi anche con la richiesta di risarcimento presentata all’Assicurazione;

ü  All’art. 7 (modifica dell’art-. 139 in materia di cd. micropermanenti) una limitazione al risarcimento del danno biologico permanente, che viene escluso nel caso di lesioni di lieve entità non accertabili strumentalmente.

 

Ebbene, trattasi di norme INACCETTABILI.

Infatti da un lato si esclude tout court il risarcimento delle lesioni sino all’8% laddove non siano strumentalmente accertate, e ciò ancorché siano certificate da un medico. Questa è sostanzialmente una “franchigia”, fino all’8% del danno biologico, riconosciuta in favore delle assicurazioni, in totale spregio dei minimi diritti non solo dei danneggiati, ma anche degli assicurati, che per tal via si vedranno convenuti in giudizio in quanto del danno l’assicurazione non è tenuta, per legge, a rispondere.

Dall’altro lato, nel caso di sinistri con soli danni alle cose (cioè tutti quei sinistri in cui non vi sono feriti o non sono riconosciuti tali spontaneamente dall’assicurazione, o a seguito di accertamento giudiziale), si prevede una limitazione del diritto di difesa della parte (di regola sarà il danneggiato) costretto a identificare dei testimoni nell’immediatezza del fatto. Peraltro, poiché la norma fa salve le risultanze contenute nei verbali della Polizia, è facile immaginare che le parti, al fine di evitare contestazioni, chiederanno l’intervento delle forze dell’ordine anche per piccoli sinistri, agilmente risolvibili con la semplice constatazione amichevole. Nonché, sempre al fine di non pregiudicarsi una prova in giudizio, invece di sgombrare il transito, bloccheranno il traffico, chiedendo ai soggetti presenti il nominativo quale possibile testimone.

 

Come detto poc’anzi, tali norme non sono accettabili nè giuridicamente, nè moralmente, e se ne chiede l’immediato stralcio. Davvero spiace vedere che il Governo ed il legislatore, invece di tutelare i cittadini, ancora una volta si pongano a favore dei poteri economici più forti rendendo del tutto squilibrato il rapporto contrattuale.

Forse sarebbe più onesto dire chiaramente che lo scopo perseguito è quello di limitare la copertura assicurativa nel caso di Rcauto a pochi casi, senza però far venire meno nè l’obbligo di stipulazione della polizza, nè gli oneri economici a carico degli assicurati.

Sempre inaccettabile, ma almeno se ne sarebbe apprezzata l’onestà.

 

Roma, 09/03/2015

Movimento Forense – Il Presidente Avv. Massimiliano Cesali



[1]                Articolo 26. (Misure per la concorrenza nella professione forense)

                  1. Al fine di garantire una maggior concorrenzialità nell’ambito della professione forense, alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, sono apportate le seguenti modifiche: […] d) dopo l’articolo 4, è aggiunto il seguente:

                  «4-bis.(Esercizio della professione forense in forma societaria)

                  1. L’esercizio della professione forense in forma societaria è consentito a società di persone, società di capitali o società cooperative iscritte in una apposita sezione speciale dell’albo tenuto dall’ordine territoriale nella cui circoscrizione ha sede la stessa società.

                  2. Anche nel caso di esercizio della professione forense in forma societaria resta fermo il principio della personalità della prestazione professionale. L’incarico può essere svolto soltanto da soci professionisti in possesso dei requisiti necessari per lo svolgimento della specifica prestazione professionale richiesta dal cliente.

                  3. La responsabilità della società e quella dei soci non esclude la responsabilità del professionista che ha eseguito la specifica prestazione.

                  4. Le società di cui al comma 1 sono in ogni caso tenute al rispetto del codice deontologico forense e sono soggette alla competenza disciplinare dell'ordine di appartenenza».

[2]                Articolo 29 (Semplificazione del passaggio di proprietà di beni immobili ad uso non abitativo)

                  1. 1. In tutti i casi nei quali per gli atti e le dichiarazioni aventi ad oggetto la cessione o la donazione di beni immobili adibiti ad uso non abitativo, come individuati dall'articolo 812 del codice civile, di valore catastale non superiore a 100.000 euro, ovvero aventi ad oggetto la costituzione o la modificazione di diritti sui medesimi beni, è necessaria l'autenticazione della relativa sottoscrizione, essa può essere effettuata dagli avvocati abilitati al patrocinio, muniti di polizza assicurativa pari almeno al valore del bene dichiarato nell'atto.

[3]                Articolo 26. (Misure per la concorrenza nella professione forense)

                  1. Al fine di garantire una maggior concorrenzialità nell’ambito della professione forense, alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, sono apportate le seguenti modifiche: […] h) all’articolo 13, comma 5, le parole «a richiesta» sono soppresse.

                       Legge 247/2012, Art. 13 Conferimento dell'incarico e compenso
                       Comma 5. Il professionista e' tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessita' dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico; a richiesta e' altresi' tenuto a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l'incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale. 
 

 

[4]                Articolo 6 (Identificazione dei testimoni di sinistri con soli danni a cose)

                  1. All’articolo 135 del Codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre

                  2005, n. 209, dopo il comma 3 sono aggiunti i seguenti:

                  «3-bis. In caso di sinistri con soli danni a cose, l’identificazione di eventuali testimoni sul luogo di accadimento dell’incidente deve essere comunicata entro il termine di presentazione della denuncia di sinistro prevista dall’articolo 143, e deve risultare dalla richiesta di risarcimento presentata all’impresa di assicurazione ai sensi degli articoli 148 e 149. Fatte salve le risultanze contenute in verbali delle autorità di polizia intervenute sul luogo dell’incidente, l’identificazione dei testimoni avvenuta in un momento successivo comporta l’inammissibilità della prova testimoniale addotta.

                  3-ter. In caso di giudizio, il giudice, sulla base della documentazione prodotta, non ammette le testimonianze che non risultino acquisite secondo le modalità previste dal comma 3-bis. Il giudice dispone l’audizione dei testimoni che non sono stati indicati nel rispetto del comma 3-bis nei soli casi in cui risulti comprovata l’oggettiva impossibilità della loro tempestiva identificazione.

                  3-quater. Nelle controversie civili attivate per l’accertamento della responsabilità e la quantificazione dei danni, il giudice, anche su documentata segnalazione delle parti che, a tal fine, possono richiedere i dati all’I.V.ASS., trasmette un’informativa alla Procura della Repubblica, per quanto di competenza, in relazione alla ricorrenza dei medesimi nominativi di testimoni già chiamati in più di tre cause concernenti la responsabilità civile da circolazione stradale negli ultimi cinque anni. Il presente comma non si applica agli ufficiali e agli agenti delle autorità di polizia che sono chiamati a testimoniare.»;

                  Articolo 7. (Risarcimento del danno non patrimoniale)

                  Comma 3. L’articolo 139 del Codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, è sostituito dal seguente:

                  «Articolo 139 (Danno non patrimoniale per lesioni di lieve entità)

                  1. Il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità, derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, è effettuato secondo i criteri e le misure seguenti:

                  2. Agli effetti di cui al comma 1 per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all'integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito. In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente.

 

 


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