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PROPOSTA DEL MOVIMENTO FORENSE ESTENSIONE DELLE ESENZIONI / RIDUZIONI DAL PAGAMENTO DELLE SPESE PROCESSUALI PREVISTE PER LE CONTROVERSIE DI LAVORO ALLE PROCEDURE DI RECUPERO DEL CREDITO RELATIVO A COMPENSI PROFESSIONALI

PROPOSTA DEL MOVIMENTO FORENSE

ESTENSIONE DELLE ESENZIONI / RIDUZIONI DAL PAGAMENTO DELLE SPESE PROCESSUALI PREVISTE PER LE CONTROVERSIE DI LAVORO ALLE PROCEDURE DI RECUPERO DEL CREDITO RELATIVO A COMPENSI PROFESSIONALI

 

Si propongono le seguenti modifiche normative

(le modifiche sono evidenziate)

 1) LEGGE 2 aprile 1958, n. 319 - Esonero da ogni spesa e tassa per i giudizi di lavoro

Articolo unico
Gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi alle cause per controversie individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego, nonché gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi alle cause per controversie aventi ad oggetto il recupero di crediti riguardanti compensi o rimborsi derivanti dall’esercizio di una libera professione, gli atti relativi ai provvedimenti di conciliazione dinanzi agli uffici del lavoro e della massima occupazione o previsti da contratti o accordi collettivi di lavoro nonché alle cause per controversie di previdenza e assistenza obbligatorie sono esenti, senza limite di valore o di competenza, dall'imposta di bollo, di registro e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 9, comma 1-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115.
Sono allo stesso modo esenti gli atti e i documenti relativi alla esecuzione sia immobiliare che mobiliare delle sentenze ed ordinanze emesse negli stessi giudizi, nonché quelli riferentisi a recupero dei crediti per prestazioni di lavoro nelle procedure di fallimento, di concordato preventivo e di liquidazione coatta amministrativa. 
Le disposizioni di cui al primo comma si applicano alle procedure di cui agli articoli 618-bis, 825 e 826 del codice di procedura civile.

 

2) D.P.R. 115/2011 - ART. 9 (Contributo unificato) […]

1-bis. Nei processi per controversie di previdenza ed assistenza obbligatorie, nonche'quelli per controversie aventi ad oggetto il recupero di crediti riguardanti compensi o rimborsi derivanti dall’esercizio di una libera professione eper quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego, le parti che sono titolari di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, superiore a tre volte l'importo previsto dall'articolo 76, sono soggette, rispettivamente, al contributo unificato di iscrizione a ruolo nella misura di cui all'articolo 13, comma 1, lettera a), e comma 3, salvo che per i processi dinanzi alla Corte di cassazione in cui il contributo e' dovuto nella misura di cui all'articolo 13, comma 1.

La Ratio della proposta, ed i suoi vantaggi (per tutti)

E’ noto che nelle cause individuali di lavoro, vige il principio di gratuità dalle spese processuali (legge n. 533/1973 art. 10), salvo che per l’onere di pagamento del contributo unificato (introdotto nel 2011 anche per tali controversie), il quale tuttavia è dimezzato ed in ogni caso persiste l’esenzione nei confronti di coloro che risultino essere titolari di un reddito (lordo e familiare) inferiore al triplo del limite fissato per l’accesso al gratuito patrocinio (cfr. art. 76 d.p.r. 115/2002).

Orbene, non vi è alcuna ragione per non estendere tali agevolazioni anche alle controversie concernenti, quanto meno, il recupero del credito relativo al compenso del libero professionista, laddove tale attività sia esercitata in via esclusiva o prevalente.

Infatti tale compenso costituisce, anche per il professionista, la forma di sostentamento necessario per la sopravvivenza, analogamente alla retribuzione per il lavoratore dipendente.

E’ questa, dunque, una proposta di civiltà che merita di essere avanzata e sostenuta.

E che può tradursi, invero, in vantaggio anche per lo Stato: vediamo perché.

Partiamo dalla prevedibile critica alla proposta sopra dettagliata. Si dirà: lo Stato non può permettersi di rinunciare agli introiti derivanti dalle spese di giustizia relative alle controversie per il recupero del credito professionale. Infatti in questo periodo di crisi mancano le coperture per concedere qualsivoglia agevolazione fiscale. Anzi, mancano coperture per sostenere coloro che versano in stato di grave indigenza, ed i liberi professionisti sono l’ultimo dei pensieri.

Ebbene tale critica non solo è iniqua, dato che oggi i liberi professionisti sono spesso in stato di indigenza grave, ma è anche miope nel merito, e tale vizio rischia di tradursi in un danno anche per lo Stato.

Purtroppo sarà necessario tediare con qualche dettaglio tecnico.

Il libero professionista, quando chiede al cliente il pagamento delle proprie spettanze, non emette fattura, ma redige dapprima un “pro forma”. Solo dopo aver eventualmente ricevuto il pagamento, verrà emessa la fattura e, conseguentemente, verranno pagati gli oneri fiscali relativi (iva e irpef).

Pertanto il mancato pagamento di una parcella professionale comporta un danno non solo per il professionista, ma anche per lo Stato, che è, dunque, anch’egli soggetto interessato al recupero di questo credito (giacchè una quota è di sua competenza).

Nella pratica, tuttavia accade che, sovente, il professionista rinunci a recuperare i piccoli crediti, proprio perché scoraggiato dalle spese di giustizia che dovrebbe anticipare, e che, spesso non è in grado di sostenere proprio a causa del mancato pagamento dei propri compensi.

Ed è un peccato, perché, a ben vedere, è proprio il piccolo credito che ha maggior probabilità di ottenere soddisfazione, ed è peraltro il maggior insoluto che pesa sui professionisti, in quanto difficilmente si arriverà a maturare credito professionale molto elevato nei confronti di un cliente (giacché si saranno chiesti, con ogni probabilità degli acconti).

Ed allora è di immediata evidenza il vantaggio della proposta sopra formulata: incentivare il recupero del credito professionale, e di conseguenza anche il recupero degli oneri fiscali (iva ed irpef) sullo stesso. Il che, peraltro, avrebbe anche il benefico scopo di favorire l’emersione dei fatturati professionali.

Un piccolo esempio, gioverà alla comprensione.

Si supponga che, ad esempio un Avvocato, sia creditore, nei confronti del proprio cliente per € 1000= di compensi professionali. Ebbene, il credito completo sarà composto dalle seguenti voci:

-          € 1000= compenso professionale

-          € 40= cassa professionale forense 4%

-          € 228,20= IVA al 22%

-          € 200= Eventuale Ritenuta d’Acconto 20%

-          IRPEF secondo aliquota

Il professionista, dunque, agirà per il recupero di complessive € 1.268,80=, di cui circa € 428,80= però, in caso di ottenuto pagamento, andranno versate allo Stato.

Ora si moltiplichi questo semplice dato per 1000 Avvocati: lo Stato recupererebbe € 428.800,00=. Ed infine, si estenda il ragionamento a tutti i professionisti, e se ne traggano le conclusioni.

Si risponderà: ma lo Stato, con la proposta formulata, avrebbe un minor introito in punto di spese di giustizia. Non è affatto detto, come vedremo.

Tornando al nostro esempio, le spese di giustizia per l’intera procedura (dall’accertamento del diritto, all’esecuzione mobiliare), sono circa € 393=. Per un professionista, che magari ha più clienti che non stanno pagando, sono costi già troppo elevati, in quanto da un lato li deve anticipare e dall’altro vanno ad aumentare il credito rendendo più improbabile il soddisfo. Anticipare costi per € 393 significa, per molti autonomi, che il recupero del credito della propria parcella di € 1.000 (che poi al netto delle imposte sarebbero circa € 800) non è conveniente. O addirittura è impossibile, perché il professionista, come si è detto, potrebbe non aver possibilità di affrontare tali costi.

Dal punto di vista dello Stato, ciò si traduce in mancato incasso sia delle spese di giustizia, sia degli oneri fiscali sulla parcella impagata. Con una perdita di € 793,00= circa, per un credito di € 1000. Si ripeta l’esercizio di cui sopra: si moltiplichi il dato, ad esempio, per 1000 Avvocati. E poi si estenda a tutti i professionisti.

Sulla base di quanto esposto, dunque, è evidente che lo Stato ha tutto l’interesse ad incentivare il recupero del credito professionale. L’esenzione dalle spese di giustizia è solo apparentemente una perdita, in quanto ben maggiori (in termini economici) sono i vantaggi che derivano dall’esito proficuo della procedura. E, come si è detto, trattandosi per lo più di piccoli crediti, un recupero, anche parziale, è molto probabile (e, si consenta, anche auspicabile). 

Queste sono le proposte del Movimento Forense, questi sono gli interventi che molti professionisti, tra cui anche gli avvocati, chiedono.

Senza se, senza ma e, soprattutto, senza indugio.

 

Avv. Massimiliano Cesali - Presidente nazionale

Avv. Barbara Dalle Pezze (Movimento Forense Brescia) - Responsabile nazionale del dipartimento scientifico

 

 

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