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COME RECUPERARE I CREDITI PROFESSIONALI CON ZERO COSTI FISCALI: ARRIVA IL DDL TURCO PER ESENZIONE FISCALE DEL RECUPERO CREDITI DEGLI ISCRITTI AGLI ORDINI

La crisi economica sta falcidiando il mondo delle professioni e ciò accade (oltre che per l’aumentare dei costi e degli oneri, pure fiscali, legati all’attività professionale) anche a causa della progressiva crescita degli insoluti, che colpiscono con sempre maggior incidenza i piccoli e medi professionisti.
Tutti gli indicatori dimostrano che oggi i professionisti sono titolari di redditi spesso inferiori a quelli percepiti dai lavoratori dipendenti inquadrati nei livelli più bassi della contrattazione collettiva.
Anche per queste ragioni, il mancato pagamento del compenso professionale da parte del cliente è oramai diventato un elemento che incide gravemente sul reddito di molti professionisti, i quali spesso, in assenza di liquidità, sono costretti a rinunziare al recupero del credito a causa dei costi che la procedura comporta e che non sono sostenibili per le fasce reddituali più basse del mondo professionale.

Una misura che aiuterebbe non poco i professionisti nella tutela delle loro ragioni (ed anche di quelle dell’erario) consiste nell’estendere alle procedure giudiziali aventi ad oggetto il recupero del credito costituito da compenso professionale il regime fiscale agevolato previsto per le controversie individuali di lavoro professionale, ove, come è noto vige il principio di gratuità dalle spese processuali (legge n. 533/1973 art. 10), salvo che per l’onere di pagamento del contributo unificato (introdotto nel 2011 anche per tali controversie), il quale contributo tuttavia è dovuto nella misura della metà rispetto a quello previsto per le cause ordinarie, ed in ogni caso persiste l’esenzione nei confronti di coloro che risultino essere titolari di un reddito (lordo e familiare) inferiore al triplo del limite fissato per l’accesso al gratuito patrocinio (cfr. art. 76 d.p.r. 115/2002).

In tale direzione si muove il DDL C.4319, presentato alla Camera dei Deputati dall'On. Tancredi Turco (Alternativa Libera-Possibile) e firmato da altri nove deputati, ovvero gli On.li Artini, Baldassarre, Bechis, Brignone, Civati, Maestri, Matarrelli, Pastorino e Segoni, che ha come obiettivo quello di modificare la legge 2 aprile 1958, n. 319, e il testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, in materia di contributo unificato e di altri oneri per le cause relative al recupero di crediti derivanti dall'esercizio di una libera professione regolamentata, introducendo appunto un regime "fiscalmente agevolato" per tali procedure.

Va sottolineato, in tal senso, che il DDL Turco non andrebbe ad incidere solo nel facilitare il recupero del credito del professionista: infatti, recuperando il credito legato al suo compenso professionale, il professionista agisce per il recupero anche degli oneri fiscali gravanti sul compenso medesimo, quali IVA ed eventuale ritenuta d’acconto, ed inoltre, conseguendo soddisfazione del diritto, l’importo recuperato va ad aumentare il patrimonio fiscalmente imponibile dello stesso, così realizzando un beneficio all’intera collettività.
Peraltro, la stessa Costituzione Italiana riconosce nel lavoro un fondamento della Repubblica ed un diritto essenziale della persona, che anche tramite esso consegue libertà, dignità e riconoscimento sociale (cfr. Cost. artt. 1, 4 e 35 e ss.).
Nella nozione di “lavoro” deve senz’altro includersi, accanto al lavoro subordinato, anche il lavoro autonomo, di cui i professionisti sono fondamentale espressione, ed il DDL Turco si muove nel senso di portare a compimento questo programma di tutela costituzionale.

È indubbio che il compenso per il professionista svolge la medesima funzione della retribuzione per il lavoro subordinato: garantisce il sostentamento della persona, la sua libertà, la sua dignità.

La natura prevalentemente personale dell’esercizio della professione, peraltro, conferma la natura e funzione del compenso nei termini esplicitati, tant’è che la giurisprudenza prevalente riconosce come vigente il principio di “equità del compenso professionale”, presidiato nel lavoro subordinato dall’art. 36 Cost..
Non vi è alcuna ragione, dunque, per non estendere le esenzioni e riduzioni dal pagamento delle spese processuali previste per le controversie di lavoro, alle procedure di recupero del credito relativo a compensi professionali, giacché soccorre la medesima ratio: un principio di tutela del lavoro, che non deve essere ostacolato da oneri di natura economica.
Tale misura si rende tanto più necessaria, se si considera che nell’attuale pano contesto economico e sociale, i professionisti sono lavoratori deboli, in quanto privi di adeguati strumenti di sostegno al reddito (nonché di minimi tariffari a cui ancorare la tutela del l’attuazione del principio dell’equità del compenso professionale sopra menzionato).

http://parlamento17.openpolis.it/singolo_atto/78271


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