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BLOCCATO L’INIQUO COMPENSO, CHE FINE FA ORA L’EQUO COMPENSO?

Il Ministro di Giustizia ha una nuova gatta da pelare: L’INIQUO COMPENSO É STATO STRALCIATO DALLA LEGGE DI STABILITÁ ma RESTA LA PROMESSA fatta agli avvocati di sostenere una legge sull’EQUO COMPENSO.

Per chi ha perso qualche passaggio, facciamo un breve riepilogo.

1. La battaglia per l’equo compenso non è iniziata ieri, ma nel 2014 al congresso di Venezia, dove veniva accolta a grande maggioranza una proposta degli avvocati messinesi per la modifica dell’articolo 2233 del codice civile.

2. Nel corso dell’anno successivo, il testimone era raccolto dall’allora operante Organismo Unitario dell’Avvocatura che, il 18 dicembre 2015, approvava all’unanimità e condivideva una bozza di riforma che era ripresa in ben 4 disegni di legge depositati nel corso del 2016 da parlamentari di ampia convergenza politica (DDL. n. 2249 on. Astorre + altri, n. 2281 on. Romano + altri, n. 3745 on. Sgambato + altri, n. 3854 on. Chiarelli + altri).

3. A ottobre 2016, nel corso del congresso Forense di Rimini erano poi accolte ben 3 raccomandazioni (una di Movimento Forense e le altre degli Ordini Forensi di Napoli e Milano) che chiedevano di dare tutela all’equo compenso e, in particolare, di sostenere le proposte legge depositate (con i loro testi indicati).
Il CNF pubblicamente si univa a questa richiesta e, in chiusura del congresso riminese, il suo Presidente annunciava che il ministro di giustizia aveva a sua volta pronto un ulteriore DDL che era già presentato avanti il consiglio dei ministri.
Il DDL non era però condiviso e restava ignoto nel suo testo.

4. Dopo il Congresso, scomparso OUA, il progetto restava silente, se non per periodiche dichiarazioni delle istituzioni forensi che ribadivano che presto tutto sarebbe diventato realtà.

5. Nel giugno 2017 veniva depositato un ulteriore DDL a firma dell’on. Sacconi (S. 2858) che, facendo una scelta di carattere meno generale, si prefiggeva di contrastare le singole clausole che prevedono un compenso non equo nei rapporti contrattuali di tutte le professioni ordinistiche.

6. A questo, a luglio 2017, seguivano poi due DDL a prima firma dell’on. Berretta (con il supporto di una nutrita compagnia di deputati di maggioranza) che prevedevano l’assicurazione dell’equo compenso agli avvocati ed agli operatori delle professioni regolamentate.

Tutti i DDL descritti prevedono una tutela dei professionisti nei confronti dei clienti senza limitazioni e senza previsioni di esclusioni.
Questi peraltro erano gli input ricevuti dall’Avvocatura negli ultimi 2 congressi.

7. Il 19 luglio 2017, nel corso di un convegno sulla “Tutela del compenso dei professionisti” tenutosi a Roma alla Camera dei Deputati, e sostenuto da MF, veniva annunciata dall’on. Marco Di Lello la calendarizzazione in commissione giustizia dei lavori per la sintesi dei DDL.
I lavori finalmente cominciavano sui testi approvati dagli avvocati,.

8. Il 27 agosto 2017 veniva depositato a cura del Ministro Orlando un nuovo DDL (l’ottavo in ordine di tempo e davvero serviva (sic!)), che proponeva un testo che non interveniva più sull’articolo 2233 c.c., ma prevedeva tutte le ipotetiche clausole vessatorie da normare e, purtroppo, ne limitava la portata per i soli casi di rapporti con banche, assicurazioni e grandi imprese.

9. A ottobre 2017, in commissione giustizia veniva poi deciso di adottare come testo base solo quello ministeriale ed abbandonare tutti i precedenti DDL.
Il CNF sosteneva a spada tratta la scelta del percorso ministeriale.

10. Nei giorni successivi in commissione si decideva di approvare anche un emendamento che limitava la tutela dell’avvocato contro le clausole vessatorie solo quando non vi era una rinuncia a quella tutela.
In altre parole, in trattativa con contraenti forti come banche ed assicurazioni, si sosteneva che l’avvocato fosse tutelato solo se il detto contraente forte non gli proponeva di rinunciare quella tutela. Anche in Commissione Giustizia, la proposta governativa trovava significativo contrasto.

11. Veniva poi annunciato pubblicamente che il DDL con il testo ministeriale sarebbe stato “paracadutato” in un emendamento alla legge di stabilità (DDL 2960) per consentire l’immediata trasformazione in legge, senza ulteriore discussione parlamentare.

Ad una oggettiva analisi, conclusa in tal modo ogni elaborazione in Parlamento, pareva che il compenso non fosse più equo e vi era dubbio che restasse pure un compenso.
Rimasta la sola proposta del Ministro Orlando, i limiti certi al contraente forte non esistevano più e quasi tutte le clausole, salvo 2, non erano ritenute vessatorie se oggetto di trattativa e specifica approvazione.
Quindi, per dirla facile, se come avvocato firmavi con un contraente forte (banca) un incarico con un compenso iniquo, questo smetteva di essere iniquo perché avevi firmato: in sede di mandato, avrebbero potuto far sottoscrivere di tutto, anche la restituzione delle spese legali che guadagnate con la vittoria del giudizio, in conformità a espressa previsione di legge.

La dimostrazione dell’ #Iniquocompenso la trovavamo proprio nel punto g) del testo normativo sostenuto dal Ministro, ovvero nella possibilità che banche ed assicurazioni potessero guadagnare direttamente sulla condanna alle spese legali, pagando l'avvocato solo in base alla convenzione. (es. condanna al rimborso delle spese legali pari a €. 5.000 oltre oneri, l'avvocato avrebbe preso solo €. 1.500 in caso di convenzione a questa somma ed il resto sarebbe diventato il guadagno del "cliente forte”).
Se ciò non bastasse, nel testo incriminato era prevista anche la rinunciabilità al rimborso delle spese o l’accollo della loro anticipazione a carico dell’avvocato, oltre a consentire il pagamento a termini superiori ai 60 giorni.

A fine ottobre 2017, pur dopo i comunicati del Movimento Forense e di OCF, fortemente contrari a quello che stava diventando un #IniquoCompenso, il Ministro prendeva personalmente posizione con un video distribuito sui social nel quale elogiava la portata innovativa del suo progetto.

Quarantott’ore dopo, il 31 ottobre 2017, era data notizia dello stralcio dell’emendamento dalla bozza di legge di stabilità a cura del presidente Grasso.

Ora il progetto di legge proseguirà il suo percorso ordinario e, visti i tempi della legislatura che sta per finire, diverrà lettera morta.
A morire è peró, anche, la parola del ministro e di chi con lui, per due anni, aveva promesso che si sarebbe preso a cuore l’equo compenso, quello vero, facendolo diventare legge entro la fine del suo mandato.

Ora, pensateci e fatevi due conti, fra pochi mesi ci saranno le elezioni politiche e poi si voterà per scegliere i delegati al Congresso Nazionale Forense.

PS. Se poi, come al solito, arrivasse qualcuno a raccontarvi che abbiamo perso un’occasione, rispondetegli che la scelta degli avvocati era per uno dei precedenti DDL, e non per quello di senso contrario del Ministro. Poi aggiungetegli che i testi di quei DDL voluti dal Congresso ben possono essere ripresi e portati velocemente nella medesima legge di stabilità, oppure persino diventare uno di quei decreti legge che tante volte hanno corsie accelerate in Parlamento.
Il resto sono solo scuse.

SVEGLIA AVVOCATI!

MOVIMENTO FORENSE

Alberto Vigani
(il responsabile ufficio legislativo MF)

Massimiliano Cesali
(il presidente MF)


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