Diritto

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IL PROCEDIMENTO PER CONVALIDA DI SFRATTO E L’INCOMPATIBILITÀ CON LA NOTIFICA DELL’INTIMAZIONE AI SENSI DELL’ART. 143 C.P.C.

Riteniamo utile soffermarci sul consolidato e risalente orientamento giurisprudenziale secondo cui la notificazione ai sensi dell’art. 143 c.p.c. dell’intimazione di licenza o sfratto all’intimato è incompatibile con il procedimento sommario per convalida di sfratto, essendo evidentemente impossibile inviare all’intimato l’avviso di cui all’art. 660 c.p.c. 

L’assunto si basa – viste le speciali prescrizioni di cui agli artt. 660 e 663 c.p.c. proprie di questo procedimento speciale – sull’impossibilità genetica di realizzare la sufficiente probabilità di conoscenza effettiva dell’atto e delle conseguenze da esso scaturenti nel caso in cui la notificazione dell’intimazione sia avvenuta con modalità non idonee al raggiungimento di tale precipuo scopo, come nel caso di notificazione ex art 143 c.p.c.

L’elemento ostativo all’emissione dell’ordinanza di convalida, dunque, è rappresentato dall’evidenza che la mancata comparizione dell’intimato non sia stata volontaria, al di là delle adempiute formalità della notifica.

Sulla scorta di quanto evidenziato risulta inibito il ricorso al procedimento per convalida di licenza o sfratto nel caso in cui la notificazione dell’intimazione sia avvenuta per irreperibilità del destinatario, con la conseguenza, quindi, che il Tribunale non potrà convalidare lo sfratto, dovendo necessariamente procedere al mutamento del rito e proseguire il giudizio ordinario-locatizio, in cui, invece, troverà applicazione la contumacia, non essendovi preclusioni di sorta alla notifica per irreperibilità. 

Ricordiamo, ad ogni modo, che tale interpretazione ha, comunque, superato il vaglio della Consulta, essendosi sospettata l’incostituzionalità della norma di cui all’ultimo comma dell’art. 660 c.p.c. nella parte in cui precluderebbe implicitamente il ricorso alla notifica a persone irreperibili (C. Cost. 17/01/2000 n. 15). 

Riportiamo, infine, un passaggio della sentenza n. 24294/2014 emessa dal Tribunale di Roma, in persona del G.U. dott.ssa Nardone, in cui si riassume chiaramente la questione: “Poiché la notifica dell'intimazione era avvenuta ai sensi dell'art.143 c.p.c il Giudice disponeva il mutamento del rito, denegando il rilascio. Infatti la notificazione ex art.143 c.p.c è da ritenersi incompatibile con il procedimento per convalida sul rilievo che sarebbe comunque impossibile inviare al conduttore l'avviso di cui all'u.c. dell'art.660 c.p.c sicchè in tal modo la notificazione si tradurrebbe in una finzione legale di conoscenza.

Sotto un profilo teleologico, infatti, le caratteristiche della notificazione in oggetto fanno ritenere più che probabile che in capo all'intimato non si realizza una effettiva conoscenza dell'atto, circostanza in palese contrasto con le finalità di assicurare che l'intimato, in relazione alla natura speciale del procedimento ed alla gravità delle conseguenze che potenzialmente ne derivano, abbia contezza della pendenza del procedimento. Tali conclusioni sono state ribadite anche dalla Corte Costituzionale che ha giudicato non irragionevole la preclusione della convalida in caso di irreperibilità oggettiva o assoluta dell'intimato, così avallando la interpretazione del giudice a quo (Pret. Reggio Calabria 10.7.98) (C. Cost. 17.1.2000 n.15)”.

 

Avv. Gianmaria Vito Livio Bonanno

Avv. Laura Murolo

MOVIMENTO FORENSE SEZIONE DI ROMA


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