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COMUNICATO MF: AVVOCATI - GESTIONE SEPARATA INPS – OPERAZIONE POSEIDONE

A mezzo pec dgprevidenza@pec.lavoro.gov.it;

dgprevidenza.div4@pec.lavoro.gov.it

Ecc.mo

MINISTERO DEL LAVORO

DIREZIONE GENERALE PER LE POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSICURATIVE

In persona del Ministro in carica; In persona del Funzionario responsabile in carica

 

A mezzo pec urp@pec.cnf.it

Ecc.mo

CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

In persona del Presidente in carica

 

A mezzo pec istituzionale@cert.cassaforense.it

Ecc.ma

CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA E ASSISTENZA FORENSE

In persona del Presidente in carica

 

Mail organismocongressualeforense@gmail.com

Ecc.mo

ORGANISMO CONGRESSUALE FORENSE

In persona del Coordinatore in carica

 

Roma, 28/03/2018

OGGETTO: AVVOCATI - GESTIONE SEPARATA INPS – OPERAZIONE POSEIDONE

Il Movimento Forense

  • Vista la legge 247/2012 (cd. legge professionale forense), che sancisce l’obbligo di iscrizione alla Cassa Forense per tutti gli iscritti all'Albo degli Avvocati, con esclusione di ogni altra forma di previdenza se non su base volontaria e non alternativa a quella obbligatoria (art. 21);
  • Preso atto delle pretese avanzate dalla gestione separata dell'INPS, che, con l’operazione denominata cd. POSEIDONE,
  • ha ritenuto che gli avvocati, i quali in epoca antecedente all’entrata in vigore della citata legge professionale non risultassero iscritti alla Cassa Forense per motivi reddituali (come consentiva il previgente sistema previdenziale forense, pur essendo tenuti all’invio del Modello 5 ed al versamento del contributo integrativo del 4% sull’imponibile iva -il cd. 4% c.p.a. in fattura-), dovessero essere iscritti d’ufficio al predetto Fondo di Gestione Separata per il corrispondente periodo;
  • per l’effetto, ha azionato, nei confronti dei suddetti, le relative pretese contributive (come da aliquote stabilite in circa il 25,72% dell’imponibile iva), oltre sanzioni calcolate ai sensi dell’art. 116, comma 8, lett. b) delle legge n. 388/2000 (pari al 60% dell’importo dovuto), ed oltre interessi;
  • Ritenuto che tali pretese dell’INPS non siano conformi al disposto normativo, e che risultino altresì incongrue e gravemente vessatorie, in quanto:
  • il legislatore, con norma di interpretazione autentica di portata pacificamente retroattiva, ha stabilito che l’art. 2, comma 26, della legge n. 335/95 si interpreta nel senso che “...i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo tenuti all'iscrizione presso l'apposita gestione separata INPS sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all'iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11 (gli enti previdenziali di diritto privato di cui ai D.Lgs. n. 509/1994 e 103/1996) in base ai rispettivi statuti e ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11....” (art. 18, comma 12 del d.l. n. 98/2011, conv. con mod. nella legge n. 111/2011);
  • il Ministero delle Finanze con Risoluzione n. 109 dell'11/07/1996 ha chiarito che il contributo integrativo (oggi il 4% c.p.a.) è un contributo previdenziale a tutti gli effetti;
  • gli avvocati, dunque, non sono soggetti tenuti all’iscrizione presso la gestione separata INPS in quanto l’esercizio della professione è subordinato all’iscrizione all’albo forense, ed inoltre svolgono attività soggetta al versamento contributivo in favore della Cassa di previdenza forense (cd. illegittimità della doppia imposizione contributiva);
  • numerose sentenze di merito si sono espresse per l’illegittimità delle pretese dell’INPS;
  • Rilevato altresì che è inaccettabile il fatto che gli avvocati, i quali abbiano fruito della facoltatività di iscrizione alla cassa forense per motivi reddituali applicando una normativa vigente (e comunque versando il dovuto a titolo di contributo integrativo), vengano oggi trattati alla stregua di evasori, con conseguente applicazione di sanzioni;
  • Fatte proprie le preoccupazioni e le difficoltà di tanti Colleghi, che sono in sostanza intimati di assumere l’onere di una doppia contribuzione, senza peraltro nessuna chiarezza sulla sorte e l’utilizzabilità a fini pensionistici dei contributi eventualmente versati, anche coattivamente, alla Gestione separata INPS;
  • Evidenziato che, in questi anni, i Colleghi coinvolti nella sopra descritta vicenda hanno dovuto affrontare da soli l’inevitabile contenzioso per resistere avverso le pretese dell’INPS, sostenendone costi economici e psicologici, con conseguenze personali, familiari e professionali immaginabili e spesso gravose;
  • Ritenuto, dunque, che la problematica debba addivenire a definitiva soluzione, con ormai improcrastinabile coinvolgimento delle competenti istituzioni, che riporti la vicenda nei binari del buon senso e della legittimità;

PROPONE FORMALE ISTANZA AFFINCHE’

Il Ministero del Lavoro, nonché le Istituzioni Forensi e la Cassa di Previdenza ed Assistenza Forense, provvedano, il più presto possibile, ciascuno per quanto di propria competenza, a porre in essere ogni iniziativa in sede politica e legislativa affinché

  • L’INPS cessi immediatamente, con efficacia retroattiva, ogni pretesa nei confronti deli Avvocati di iscrizione alla propria Gestione Separata, con ogni consequenziale provvedimento (anche di revoca di provvedimenti già adottati);
  • Venga superata la situazione sopra descritta, con conseguente e immediata soppressione delle pretese impositive e delle correlate sanzioni, e previsione della possibilità di operare la ricongiunzione gratuita dei contributi già versati alla gestione separata INPS;
  • Venga offerto ogni sostegno e supporto ai Colleghi, loro malgrado coinvolti nell’operazione Poseidone.

Cordialmente,

Il Movimento Forense - Avv. Massimiliano Cesali – Presidente Nazionale

Avv. Barbara Dalle Pezze – Movimento Forense Brescia e Resp. Dipartimento Scientifico

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