Politica Forense

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VERSO IL CONGRESSO NAZIONALE FORENSE - LE PROPOSTE DI MF PER LA RIFORMA DELLO STATUTO DEL CONGRESSO

Roma, 22 agosto 2018. Come promesso, il Movimento Forense mette a disposizione di tutti i colleghi e di tutti i delegati congressuali le proprie proposte di mozioni per l'assise che si svolgerà a Catania dal 4 al 6 ottobre 2018.

Iniziamo queste pubblicazioni, anche per avere un confronto con tutti i colleghi, dalle proposte di modifica dello Statuto del Congresso.

Perché va riformato lo Statuto del Congresso?

All'esito del Congresso Nazionale di Rimini del 2016, dopo la votazione sulle modifiche statutarie, è stata approvata la mozione n. 2 c.d. “Vaglio - Paparo - Agorà”, che vedeva l'appoggio praticamente unanime di tutto il mondo istituzionale forense: CNF, ordini e unioni distrettuali.

Doveva essere la rivoluzione copernicana della rappresentanza dell'avvocatura: si usciva dall'epoca in cui si teneva divisa la componente istituzionale da quella politica, perché tutto diventava politica, soprattutto la componente istituzionale.

Questo mix, nelle intenzioni dei promotori, veniva propagandato come una necessaria compenetrazione tra funzioni politiche e istituzionali, perché l'avvocatura istituzionale faceva politica ed era giusto che lo facesse.

E a cosa abbiamo assistito, quindi?

Abbiamo assistito alla nascita di un nuovo Statuto del Congresso che rispetto alle regole precedenti aveva queste caratteristiche:

- un minor numero di partecipanti (un delegato ogni 500);

- un maggior numero di candidati delegati votabili (fino a 3/4per ridurre minoranze e blindare maggioranze;

- una direzione sostanzialmente affidata al CNF (che convoca, stabilisce i temi e presiede);

- l'impossibilità sostanziale di integrare i temi del congresso da parte dei delegati (sia per i numeri necessari a proporle, che per le tempistiche);

- evidenti problemi di coordinamento tra le norme (i tempi sono troppo ristretti e non consentono l’operatività delle norme);

- un organismo eletto dal Congresso che si appalesa come non indipendente (visto che i finanziamenti non sono diretti ma arrivano dal CNF... e tralasciamo la querelle pietosa degli ultimi due anni sul fatto che dovesse essere direttamente il CNF a pagare o solo a fare l'esattore verso i COA... e perché sono cadute le incompatibilità con le cariche di consiglieri e presidenti dei COA, che hanno ovviamente fatto incetta di cariche).

Ma queste cose le dicevamo noi, e magari sono osservazioni di parte.

Invece, ci è stato raccontato che con il Congresso di Rimini, tutti i problemi relativi alla “rappresentanza politica dell'avvocatura” sarebbero stati risolti.

Che non se ne sarebbe più parlato.

Il presidente del CNF ha detto testualmente che al prossimo congresso, chi avrebbe voluto parlare di rappresentanza politica dell'avvocatura avrebbe avuto una piccola stanza in disparte, perché quello non sarebbe stato più un tema congressuale.

Eppure, proprio il CNF nel convocare il prossimo Congresso Nazionale Forense ha inserito tra i temi la revisione del Regolamento-Statuto del Congresso approvato a Rimini.

Basterebbe questo per dimostrare che le nostre critiche, mosse già a Rimini, erano fondate.

Basterebbe guardare il lavoro di due anni di OCF (insufficiente nonostante la buona volontà di molti), le liti tra OCF, CNF e i COA per i finanziamenti (momenti tra i più bassi della politica forense italiana) e valutare le incongruenze dello statuto per confermare che avevamo ragione.

Ma avere ragione non è l'unica cosa rilevante.

Avevamo ragione al Congresso di Venezia, quando le associazioni maggiormente rappresentative hanno litigato tra loro e non si è riformato lo statuto.

Avevamo ragione al Congresso di Rimini, quando le istituzioni hanno scavalcato le associazioni forensi e imposto il loro sistema... e dopo due anni questo sistema è da rivedere.

Noi a Rimini eravamo quelli che, mentre quasi tutti parlavano di svolta storica, dicevamo che sarebbe stato tutto un enorme flop.

E ora cerchiamo di recuperare i due anni persi.

Il progetto del Movimento Forense prevede una revisione sistematica dello Statuto del Congresso, che comporta delle modifiche sostanziali:

- una revisione dei tempi per le elezioni dei delegati, tale da consentire agli stessi un effettivo apporto ai lavori pre-congressuali, e per la presentazione delle mozioni in modo che sia possibile per i delegati prepararle e studiarle realmente;

- una maggiore indipendenza del Congresso e di OCF dal sistema ordinistico-istituzionale, al fine di evitare conflitti e stasi;

- una maggiore partecipazione delle Associazioni forensi e delle Associazioni specialistiche;

- un ruolo più rilevante, sia nell’ambito del Congresso che all’esterno, dell’OCF;

- l’amplificazione del ruolo politico del Congresso e dell’OCF, sin dal momento delle elezioni dei delegati;

- una ridefinizione delle regole elettorali dei delegati congressuali, senza richiami ad altre normative, al fine di evitare difformità di interpretazioni nelle competizioni elettorali locali.

Tali modifiche tengono conto delle criticità e delle proposte raccolte in questi due anni nei vari Fori, anche in quelli che avevano sostenuto la mozione approvata nel 2016.

Le singole mozioni, oltre che come complesso unitario, hanno una propria validità autonoma.

Avv. Massimiliano Cesali

Avv. Edoardo Ferraro

Avv. Alberto Vigani

Clicca sul link per scaricare Le proposte di mozioni statutarie del Movimento Forense

 


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