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MOVIMENTO FORENSE: BONAFEDE, LE DICHIARAZIONI, LA RIFORMA E GLI INTERESSI DEI CITTADINI (QUELLI VERI)

Ho letto le dichiarazioni del Ministro della Giustizia a proposito della Prescrizione e dei colletti bianchi.

Ho massimo rispetto per il ruolo che riveste. Tuttavia, sento il dovere di sottolineare che quanto affermato è un condensato di luoghi comuni non solo inconferenti alla carica di Ministro, ma pure antitetici alla professione che ha svolto fino a ieri.

Anche un non giurista può comprendere con facilità che la condizione necessaria per introdurre la sospensione della prescrizione, di per sé comunque una aberrazione, è un processo penale contenuto nei tempi. E oggi questo proprio non c’è.

Mentre se ne parla a braccio, il tempo passa e la riforma del diritto processuale penale resta ancora sui banchi del CdM - ammesso e non concesso che possa veramente funzionare - e la norma sulla Prescrizione non è stata ancora congelata.

Oggi, occorrerebe una levata di scudi di tutta l'avvocatura che, invece, ha un approccio tiepido e del tutto inefficace.

Questo silenzio sembra strano ma c'è una spiegazione fin troppo ovvia: la rappresentanza forense è debole. Debole e prigioniera di sé stessa.

Si tratta di una delle molte storture dell'attuale situazione politico-forense italiana. Se cerchiamo sotto la voce "responsabili" ci troviamo la firma di coloro i quali, in carica presso i COA ed il CNF illegittimamente, stanno compromettendo le rappresentanze della nostra categoria, chiusi nelle agognate “stanze dei bottoni”.

Non è quella passione per il potere che ci aiuta, qui occorre avere una visione d'insieme e, quindi, anche leggere ed interpretare le dichiarazione dei deputati di maggioranza che esaltano l'avvocato in Costituzione.

Non possono essere trascurati temi molto importanti quali la riforma del CSM con il sorteggio, contenuta nel pacchetto riforma della giustizia, e la spinta di alcune forze politiche per la separazione delle carriere dei Magistrati (con la conseguenza del doppio organo di rappresentanza dei giudici).

Ad essere maliziosi, e magari sarà sbagliato ma ci si azzecca spesso, si potrebbe immaginare il seguente scenario: il Ministro Bonafede che "spara" dichiarazioni ad effetto per distrarre la massa mentre in realtà si salda un gentleman agreement tra i protagonisti: in cambio della mancata opposizione da parte dell'avvocatura al testo di riforma della giustizia di Bonafede, il Ministro caldeggia il riconoscimento in costituzione (che peraltro già c’è) dell'avvocato e volge lo sguardo altrove quando si parla di doppio mandato del CNF, in palese contraddizione con quanto fatto per i COA. 

Le altre forze politiche? A parte qualche manifestazione di colore, restano silenti per portare a casa qualche coccarda o qualche mancata opposizione a riforme a loro gradite.

Tutto interessante, se non fosse che a pagare le conseguenze della realpolitik sono sempre i cittadini italiani che vedranno processi senza fine e senza garanzie, con il partito dei Giudici sempre più forte ed in grado di condizionare la vita politica del Paese.

Se per una volta, almeno per una volta, l'avvocatura facesse il proprio dovere, ovvero quello di difendere gli interessi degli Italiani e non le “cadreghe” di casa, anteponendo il NOI all' IO, se si pensasse al motivo per cui i nostri assistiti ci chiamano per difenderli e non al Risiko di bassa cucina, forse ci renderemmo conto che non serve una parola in più in Costituzione per valorizzare quanto siamo chiamati a svolgere ogni giorno a tutela degli assistiti.

Massimiliano Cesali 
Presidente nazionale del Movimento Forense


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