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EVITIAMO ALL’AVVOCATURA L’ORA PIÙ BUIA

Dopo la pronuncia che ha colpito i vertici del CNF occorre voltare pagina.
Il provvedimento del Tribunale di Roma che ha disposto la sospensione dell’elezione di nove dei suoi trentaquattro componenti del Consiglio Nazionale Forense, fra i quali il Presidente ed uno dei Vice Presidenti; l’ordinanza ha decapitato l’organo istituzionale che governa l’avvocatura italiana e ne ha di fatto delegittimato l'intera gestione, quanto meno a partire dal rinnovo di fine 2018.
Non si è trattato affatto di una sorpresa perché il provvedimento del 13 marzo arriva dopo una lunga serie di provvedimenti  tutti nel medesimo senso, tra i quali ricordiamo Sentenza delle Sezioni Unite n. 32781 del 19 dicembre 2018, la successiva Corte Costituzionale n. 173 del 17 luglio 2019, l’ordinanza del Tribunale di Roma del 2 settembre 2019, l’ordinanza del medesimo Collegio sul reclamo (17 dicembre 2019) che ha confermato la precedente decisione  di altro giudice capitolino e ribadito dal collegio nel successivo reclamo.

L’ostinazione a resistere.
Il primo dato politico ineludibile è che l’ostinazione a resistere, da parte dei singoli ineleggibili, ha trascinato la rappresentanza istituzionale dell'avvocatura in una  gravissima crisi, peraltro in un momento drammatico per l'Italia e per gli avvocati italiani.
L’uniformità dei provvedimenti fin qui resi lascia pochi dubbi sull’epilogo del giudizio di merito atteso per il prossimo aprile e induce a sperare che questa stagione di “resistenza ad oltranza” possa giungere al termine e siamo certi che l’Istituzione al suo interno troverà le risorse, anche di donne e di uomini, per voltare una pagina opaca iniziata con inopportune e supine acclamazioni.

Cambiare rotta.
E’ il momento di tornare ad una gestione che sia trasparente e ricondotta nei binari istituzionali, ripensando scelte economiche e amministrative.
Non è infatti più ammissibile attendere per anni i provvedimenti giurisdizionali in materia di disciplina forense, sovente definiti con decisioni la cui qualità risente della mancanza costituzione della sezione giurisdizionale prevista per legge.
Non è possibile che i COA attendano spesso invano e comunque troppo a lungo i pareri richiesti per regolare con certezza ed uniformità la vita di ogni giorno dei colleghi.
Non è più ammissibile assistere alla sistematica falcidia in sede giurisdizionale amministrativa di tutti i regolamenti proposti dal CNF negli ultimi anni per carenze tecniche nella loro redazione.
Non è più sostenibile una dispersione di energie e risorse per iniziative generaliste di carattere anche politico, invadendo il ruolo che la legge professionale riserva all'OCF.
Occorre invece con urgenza rivedere la legge professionale ridisegnando anche le modalità elettive ed il ruolo del CNF riconducendolo ai propri compiti esclusivamente istituzionali.

Ripensare la gestione economica e le iniziative di spesa in un quadro di necessaria trasparenza.
La riconosciuta legittimazione di ogni avvocato a chiedere la verifica della legittimità della composizione del Consiglio apre la strada alla possibilità di vedere sindacata anche la sua gestione economica.
Per questa ragione, è il momento di fare chiarezza ed evitare che restino aperte questioni foriere di nuovi percorsi giudiziari: le scelte economiche future devono essere ricondotte alla tipicità dell’ente, lasciando al Congresso ogni  decisione che abbia rilevanti ricadute economiche sulla gestione dell’Istituzione e dei suoi componenti.
La trasparenza, che è una previsione di legge, dovrà d’ora in poi riguardare tutte le delibere che comportino un obbligo di spesa. Il sito istituzionale dovrà essere sul punto aggiornato alla normativa vigente e le richieste degli avvocati di conoscere i criteri degli incarichi e compensi non potranno più essere nascoste ed ignorate.  

E ora, evitiamo all’avvocatura l’ora più buia.
Auguriamo che questa pronuncia non sia l’esordio di una nuova, ancor più triste, pagina per l’avvocatura dove le questioni patrimoniali e le scelte economiche non debbano diventare oggetto di verifica della magistratura contabile, come pure auguriamo che si possa evitare di discutere, con riferimento a quanto sin qui distribuito e/o percepito, degli effetti ex nunc o ex tunc dell’accertata illegittimità  dell’elezione di taluni.

Massimiliano Cesali
MOVIMENTO FORENSE


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